Scegliere il parto naturale significa scegliere di soffrire?

di Mariposa 3

Avete mai pensato quale parto avreste voluto provare? Magari siete mamme in attesa e avete già dato indicazioni specifiche per affrontare quel momento in modo speciale? Ci sono mamme che desiderano il cesareo, per evitare sofferenze e perché convinte che sia meno rischioso, mamme che invece stanno vagliando l’opportunità del parto in casa e del parto in acqua.

Oggi una donna, se non ci sono particolari complicanze e vive vicino a una struttura attrezzata, può anche scegliere. L’Italia, stando alle statistiche nazionali ed europee, è ai massimi storici per il numero di tagli cesarei: in media sono il 35 percento e si supera anche il 50 se si considerano solo le cliniche private (sempre per la serie che pagando, spesso, si può scegliere). Negli ultimi anni è tornato di moda il parto in casa. È ancora poco praticato perché manca il personale: sono poche, infatti, le ostetriche che possono andare a domicilio e poi bisogna comunque abitare nei pressi di una struttura ospedaliera, ne consegue che le mamme che risiedono in paesini sperduti in provincia fanno meglio a recarsi in ospedale. È una precauzione in meno.

Molte strutture, inoltre, si sono attrezzate con la vasca per il parto in acqua, considerato quello più naturale e indolore. Si dice, infatti, che l’acqua abbia un effetto analgesico. Tante donne scelgono di uscire al momento del parto, mentre di passare in immersione il travaglio, per sopportare meglio le contrazioni. In questi giorni in Rete si può vedere un video meraviglioso, che ha vinto Documentary Birth Award, dedicato proprio al parto in acqua: una donna in 2 minuti dà alla luce in una vasca trasparente, davanti alla sua famiglia, un piccolo. C’è il primo vagito, il taglio del cordone ombelicale e la gioia di assistere al miracolo della vita. Ma soprattutto non c’è dolore (com’è possibile?).

Una piccola riflessione sul tema. Si parla di parto naturale: bisogna capire che cos’è il parto naturale (da quando per una donna è naturale partorire in acqua) e se questo sponsor è solo un modo per abbattere i costi della sanità (no cesareo e no epidurale)? Non si capisce per quale motivo, in questa Italia, si debba associare il concetto di naturale alla naturalezza del provare dolore.  È vero che abbiamo abusato negli anni del cesareo che comunque è un intervento chirurgico (con tutti i rischi che ne conseguono), è vero che mettere al mondo un bambino non può essere un passaggio in assenza di dolore (un po’ di tolleranza ci vuole), è vero anche che la medicina è andata avanti e che, per fortuna, oggi esistono dei palliativi come l’epidurale.  E allora perché le donne devono ancora soffrire in nome della naturalezza?

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