Cosa sta succedendo nelle sale parto italiane?

di Micol 1

Le notizie delle ultime settimane riportano un vero e proprio bollettino di guerra proveniente dalle sale parto italiane, purtroppo la cronaca riporta continuamente di “incidenti” che hanno portato alla morte oppure a situazioni mediche di emergenza le partorienti e i loro bambini. Ma è mai possibile tutto ciò? Nel 2010 ancora dobbiamo sentire notizie di medici che litigano mentre una donna è in travaglio, di parti a rischio che non sanno come essere gestiti e di cesarei praticati come l’unica alternativa possibile?

Fino a poco tempo fa l’Italia era considerata come uno dei paesi più sicuri per mettere al mondo i figli ma oggi invece sembra che la situazione si sia capovolta.  Dai dati nazionali emerge che il 40% dei parti avviene con taglio cesareo e che duecentomila parti – ossia uno su tre – avvengono nei 364 ospedali con meno di mille nascite l’anno (un numero garantito, del resto, solo in 190 centri sui 554 totali).

Non voglio mettere sotto accusa nessuno. Ma meno donne partoriscono, meno esperienza hanno ginecologi e ostetriche. Dove ci sono troppo pochi parti, i rischi per mamma e bambino aumentano.

sostiene Giorgio Vittori che guida la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo).

Il problema è che il numero di cesarei è influenzato anche dal bacino di utenza dell’ospedale, tanto più la struttura è piccola e ospita pochi parti tanto più si rinuncia a far nascere i neonati naturalmente. Nel Lazio ad esempio partorisce in sala operatoria il 41% delle donne e il 36% lo fa in ospedali considerati sotto-dimensionati.

Il motivo dell’elevato ricorso al bisturi è da ricercarsi nella disorganizzazione delle strutture, soprattutto al Sud. Ma non solo. Anche al Centro e al Nord troppe donne optano per il cesareo perché nessuno propone loro una vera alternativa (il parto indolore con l’epidurale, d’altronde, è garantito gratuitamente solo nel 16% dei casi, ndr). I problemi che ne conseguono sono all’ordine del giorno.

Spiega Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Cattolica di Roma ed esperto dell’Osservatorio nazionale sulla salute della Donna (Onda).
Alcuni dati fanno venite la pelle d’oca, in un anno 1.468 bambini sono nati morti. Sono quasi 3 bimbi ogni mille neonati. E nella stragrande maggioranza dei casi non se ne conosce il motivo.

Basta immaginare che gli ultimi episodi di cronaca sono solo la punta dell’iceberg, ci sono migliaia di denunce pendenti contro ginecologi ed ostetriche, ma allora cosa possiamo fare noi donne? Informarci sugli ospedali dove intendiamo partorire, richiedere statistiche sui parti cesarei, sulle episiotomie, conoscere il numero di parti ospitati annualmente.

Ovviamente care mamme non dobbiamo farci prendere dal panico, perché accanto alla mala sanità ci sono anche tante strutture in grado di far nascere i nostri bambini in piena sicurezza.