La Toxoplasmosi in gravidanza

di Micol 12

toxoplasmosi-gravidanzaLa Toxoplasmosi, come la Rosolia e il Citomegalovirus, è una malattia pericolosa se contratta in gravidanza. L’animale più temibile per la diffusione dell’infezione è il gatto che eliminando il parassita con le feci, contamina il terreno. Questa malattia viene trasmessa all’uomo con l’ingestione di carni poco cotte o crude, ingerendo verdura o frutta non lavata, venendo a contatto con terreno contaminato dal parassita.

L’infezione da Toxoplasmosi negli individui sani passa solitamente inosservata per la quasi totale mancanza di sintomi, a volte la si può scambiare per una banale influenza. I sintomi più comuni sono mal di testa, astenia, ingrossamento dei linfonodi. Più raramente si possono avere manifestazioni febbrili con interessamento epatico, polmonare, miocardico. Di regola, guarisce spontaneamente.

La Toxoplasmosi può invece diventare pericolosa nel caso si trasmetta al feto: per questo motivo è bene sapere da subito se sei immune attraverso il Toxo-test. Questo esame va infatti alla ricerca degli anticorpi e consente di stabilire se si è contratta o meno la malattia, se la malattia è stata superata, se è in atto o se è stata contratta di recente. In caso non ci siano anticorpi, dovrai ripetere l’esame per tutti i nove mesi della gravidanza, solo in questo modo si potrà intervenire tempestivamente in caso di contagio. Se invece hai già contratto l’infezione sarai protetta per tutta la vita in quanto l’organismo risponde al processo infettivo con la produzione di anticorpi e linfociti specifici determinandone l’immunizzazione.

Le forme gravi di Toxoplasmosi trasmessa per via placentare sono rare e possono dare problemi neurologici, oculari, ingrossamento del fegato e della milza, anemia, ittero, polmonite, febbre, manifestazioni cutanee, diminuzione del numero delle piastrine, aborto spontaneo, parto prematuro.

La maggior parte delle forme contratte in gravidanza è asintomatica o poco sintomatica, ma le conseguenze dell’infezione possono rendersi evidenti dopo diversi anni dalla nascita e si manifestano con ritardo mentale, difficoltà di apprendimento, disturbi visivi o cecità. La probabilità che il feto contragga l’infezione aumentano con il procedere della gravidanza: si passa dal 15% di possibilità nel primo trimestre, al 30% nel secondo, al 60% negli ultimi tre mesi fino ad arrivare ad oltre il 90% in prossimità del parto. Al contrario, gli eventuali danni al feto sono più gravi se il contagio si verifica nei primi mesi di gestazione.

In ogni caso i neonati che non presentano sintomi ma dei quali si sa con certezza che abbiano contratto la malattia vanno controllati anche dopo il primo anno di vita con una visita oculistica e neurologica da ripetere per almeno una decina di anni.

Il migliore metodo di prevenzione consiste nel rispettare alcune regole generali:

  • Lava accuratamente frutta e verdura con abbondante acqua e bicarbonato
  • Consuma esclusivamente carne cotta, evitare salumi, insaccati e roastbeef. Una cottura a 67° o il congelamento per un minimo di 24 ore, uccidono il parassita, attenzione invece al microonde che non assicura la sua distruzione.
  • Se possiedi un gatto delega ad altre persone la rimozione delle feci e la pulizia della lettiera o, se questo non è possibile, utilizza i guanti