Il cerotto per misurare la fertilità femminile

di Redazione 2

Siamo abbastanza abituati a sentire parlare di cerotto, stavolta però non è un anticoncezionale, ma uno strumento per misurare le più piccole variazioni della temperatura corporea della donna che potrebbero aiutare a concepire con la stessa efficacia della fecondazione assistita, almeno in alcuni casi. Una tecnica questa, che potrebbe rivoluzionare i metodi di concepimento. A sostenere questa tesi è l’azienda cha realizzato questo cerotto ed ha presentato i risultati delle sperimentazioni al meeting della World Association of Reproductive Medicine.

Si applica sotto il braccio, una delle zone consigliate anche per quello anticoncezionale, e misura la temperatura 20mila volte al giorno, riuscendo a stabilire il periodo fertile con un’accuratezza del 99 per cento. ‘DuoFertility‘, questo è il nome del cerottino, ha avuto nei test un tasso di gravidanze a sei mesi del 19,5 per cento, paragonabile a quello che si ottiene con la fecondazione assistita.

Davvero risultati molto positivi e per la prima volta questa tecnica consente realmente di verificare quando la donna è fertile. Shamus Husheer, l’inventore del sistema, ha voluto precisare che ci sono delle patologie che non superabili neanche con questo cerotto.

Per alcuni disturbi il dispositivo ha la stessa efficacia della fecondazione artificiale ovviamente per i problemi più gravi, come la mancanza di spermatozoi, non è efficace, ma per disturbi maschili minori, ciclo irregolare e infertilità non spiegata può essere molto efficace.

Esistono altri due cerotti in commercio, uno è quello che abbiamo citato prima e si tratta di una pillola anticoncezionale che viene assunta non per via orale, ma attraverso la pelle. L’altro invece è babystart FertilMate. Sono dei cerotti appositamente progettati con un gel al mentolo naturale che aiuta a mantenere una temperatura ottimale, vantaggiosa per la spermatogenesi. Sono quindi destinati a un pubblico maschile e permettono di ridurre la temperatura dei testicoli durante le molte ore passate seduti sul posto di lavoro o durante le ore di sonno. La terapia dovrebbe essere almeno di sei mesi.