Cellule staminali dal liquido amniotico

di Redazione 4

Le cellule staminali sono delle cellule non differenziate capaci, cioè, di trasformarsi in cellule specializzate in grado di costituire ad esempio, sangue, ossa e tutti gli organi. Le cellule staminali, inoltre, possono autoriprodursi e possono essere utilizzate per sostituire cellule specializzate perse per varie ragioni. Le cellule staminali sono presenti in quantità elevate nel sangue del cordone ombelicale e in quello placentare.

Recentemente, si è scoperto che anche il liquido amniotico che circonda il feto durante la gravidanza è ricco di cellule staminali. Si tratta di cellule staminali molto simili biologicamente a quelle ricavate dal cordone ombelicale, sono cosiddette multi potenti e sono tra le cellule staminali più giovani e qualitative. Le cellule staminali amniotiche possono essere ricavate dal campione residuo prelevato per l’amniocentesi.

Nello specifico, dal liquido amniotico non utilizzato per l’esame possono essere ricavate cellule staminali. E’ stato stimato che da 3 ml di liquido amniotico si possono ottenere circa 20-30 mila cellule staminali. Le sperimentazioni sulle cellule staminali amniotiche sono state effettuate nel Biocell Center di Busto Arstizio (Varese). Dagli studi effettuati, è emerso che le cellule staminali amniotiche, che possono essere crioconservate per uso autologo, rappresentano il futuro della medicina rigenerativa e possono essere impiegate per la cura di  numerose patologie.

Ad oggi –spiega Giuseppe Simoni, genetista del Biocell Center– sono due i principali filoni delle applicazioni terapeutiche di queste cellule staminali da liquido amniotico. Il primo riguarda la rigenerazione di tessuti solidi: il Professor Dario Fauza dell’Harvard Medical School (Boston – USA), utilizzato queste cellule per ricostruire in laboratorio una parte di diaframma, un segmento di trachea e uno sterno, che ha poi ha impiantato alla nascita in ovini affetti da gravi malformazioni congenite. Si spera di procedere per poter poi trapiantare bambini che nascono con gravi patologie. Il secondo filone invece riguarda la terapia cellulare di malattie che non hanno origine genetica. In particolare si stanno testando per una cura per la degenerazione maculare e per la retinite pigmentosa attraverso la creazione di epitelio pigmentato retinico e fotoricettori, un progetto al quale il Biocell partecipa in collaborazione con il dipartimento di Oftalmologia dell’Harvard Medical School.

Cosa ne pensate mammine?

Per approfondimenti sulla conservazione delle staminali: www.conservazionecellulestaminali.it