Associazione genitori per lo studio e la conservazione delle cellule staminali amniotiche, intervista al presidente Andrea Messuti

di Redazione 1

La medicina rigenerativa sta compiendo numerosi passi avanti soprattutto per quello che riguarda la ricerca sulle cellule staminali. Il futuro della medicina rigenerativa in questo campo sembrano essere le cellule staminali amniotiche, contenute, cioè, nel liquido amniotico.

Qualche tempo fa abbiamo parlato della nascita dell’Associazione genitori per lo studio e la conservazione delle cellule staminali amniotiche. Oggi, per saperne un po’ di più sull’Associazione e sulle cellule staminali amniotiche, lasciamo la parola all’avvocato Andrea Messuti, presidente dell’Associazione Onlus, che ha risposto alle nostre domande.

Conosciamo già la vostra associazione, ma ci rinfreschi la memoria. Come è nata e di cosa si occupa l’Associazione genitori per lo studio e la conservazione delle cellule staminali amniotiche?

L’Associazione è nata da persone con il comune interesse per la ricerca scientifica ed in particolare per le  cellule staminali e le prospettive che queste rappresentano per il futuro della scienza – con la volontà di agire in prima persona dando un contributo diretto alla ricerca. L’associazione non ha scopo di lucro e promuove, con finalità di solidarietà umana e sociale, lo sviluppo delle ricerche sull’uso terapeutico delle cellule staminali, con particolare riguardo alle cellule amniotiche umane.

Cosa sono le cellule staminali amniotiche e perché sono importanti?

Sono cellule di origine fetale che derivano da vari tessuti del feto, sono cellule altamente indifferenziate in grado di crescere in coltura, moltiplicarsi e  “differenziarsi” creando cellule diverse che comporranno i tessuti. Sono importanti in quanto grazie alle capacità menzionate potranno in futuro essere utilizzate in protocolli per la terapia cellulare e la medicina rigenerativa.

Come e quando vengono prelevate le cellule staminali amniotiche?

Le cellule staminali fetali da liquido amniotico vengono prelevate durante la procedura di diagnosi prenatale chiamata amniocentesi, ovvero il prelievo di liquido amniotico che il ginecologo effettua alla gestante che vuole fare diagnosi prenatale.

Nello specifico, la vostra associazione come e dove conserva le cellule staminali amniotiche?

Le cellule staminali fetali da liquido amniotico vengono crioconservate, ovvero conservate tramite un processo di criogenia, che sfrutta le proprietà chimico – fisiche dell’azoto liquido, che alla temperatura di -196°C preserva la vitalità della cellula e la sua funzionalità. L’Associazione ha deciso di appoggiarsi ad operatori del settore per la conservazione delle cellule staminali amniotiche, attualmente si appoggia al centro Biocell Center che conserva le cellule staminali in Italia.

Quanto costa la crioconservazione e per quanto tempo è valida?

Il costo è di 650 euro comprensivo della quota associativa di socio Genitore per un anno, dei trasporti e della crioconservazione fino al compimento del primo anno del bambino.

Cosa deve fare, concretamente, una donna che intende conservare le cellule staminali amniotiche tramite la vostra Associazione?

La donna che vuole crioconservare le cellule staminali del liquido amniotico deve contattare l’Associazione tramite il sito internet www.cellulastaminale.it, riceverà così la documentazione necessaria per attivare la pratica di conservazione delle cellule staminali fetali da liquido amniotico. Una volta ricevuto a casa il kit per la conservazione, sarà sufficiente portarlo con sé dal medico ginecologo che effettua l’esame di amniocentesi.

Progetti per il futuro?

L’Associazione ha pochi mesi di vita ma guarda già al futuro con ambizione. Ci prefiggiamo infatti di raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica attraverso incontri di formazione e divulgazione scientifica, oltre ad ogni economia o risparmio generato dall’attività dell’Associazione. Ad oggi abbiamo come obiettivo di dare i nostri contributi a progetti quali la maculopatia degenerativa – patologia della retina che porta alla progressiva cecità – e la rigenerazione ossea e cartilaginea, attraverso la creazione di protesi bio-compatibili per pazienti traumatici o con patologie che coinvolgono l’apparato osteoarticolare.