Autosvezzamento del bambino, come funziona?

di Fabiana Commenta

Dimenticate pappe, minestrine, omogeneizzati e frullatore: se siete intenzionati a tralasciare il tradizionale svezzamento dei bambini, sappiate adoperare le regole giuste dell’autosvezzamento a cominciare dalla presenza del bambino a tavola con gli adulti e la possibilità di assaggiare ogni tipo di alimento.

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L’autosvezzamento però non deve essere improvvisato visto che devono essere necessariamente adottare le giuste regole messe a punto dall’Associazione Culturale Pediatri con l’intenzione di indirizzare al meglio mamma e papà che vogliano optare per uno svezzamento non tradizionalmente inteso. 

Di fatto l’alimentazione complementare diventa importante per tutta la famiglia, ma è necessario avvicinare il piccolo seguendo le sue naturali inclinazioni e le sue curiosità.

Il piccolo va introdotto ad altri alimenti nel momento in cui comincia a manifestare interesse attivo per il cibo, dotato già di sviluppo neuromotorio.

Ciò accade generalmente intorno ai 6 mesi anche se non è un’indicazione tassativa per tutti i bambini, fermo restando poi che il latte dovrà restare il principale alimento da consumare almeno fino a verso i 12 mesi.

L’autosvezzamento in pratica consente di avvicinare il piccolo a una idea da adulto attraverso passaggi lenti e senza mai forzarlo, seguendo invece le sue naturali inclinazioni.

Regola centrale dell’autosvezzamento è consentire al bambino di mangiare ciò che vuole e nella quantità che vuole dato che consuma i pasti insieme al resto della famiglia.

Ma se il bambino dovrà mostrare interesse per la dieta di casa, è indispensabile che la dieta della famiglia sia pertanto equilibrata,  sana e varia visto che non esiste distinzione fra il cibo per grandi e per bambini.

Non esistono quindi clienti da evitate, ma è necessario agire con un po’ di buon senso ovviamente andando a sminuzzare il cibo in parti molto piccole e ricordando di mantenere il latte nella dieta del bambino.

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