Autosvezzamento, ovvero l’alimentazione complementare a richiesta

di Treditutto 3

autosvezzamento bambino

Mamme, se state impazzendo tra papponi biologici, creme di cereali, liofilizzati ed omogeneizzati, probabilmente non sapete che l’ultima tendenza in fatto di svezzamento  si chiama autosvezzamento, o, più propriamente, alimentazione complementare a richiesta. 

Già il nome, di per sé, è allettante: auto-svezzamento, quindi il bambino fa tutto da solo? In un certo senso, sì. Ma vediamo in che cosa consiste, nel dettaglio, questo nuovo approccio. 

Il presupposto perché si possa avviare l’autosvezzamento è che il bambino riesca a star seduto da solo e che inizi a  dimostrare interesse per il cibo: lo guarda con curiosità e  comincia ad allungare le manine per portarlo alla bocca. Inoltre, il bimbo deve aver perduto il cosiddetto riflesso di estrusione che hanno tutti i neonati, ovvero il meccanismo (necessario per la suzione al seno) che li porta a tirare fuori la lingua se si stimola la bocca e che li induce in genere a sputare quando si approcciano per le prime volte con il cucchiaino.

Perché queste condizioni siano soddisfatte, è necessario aspettare almeno i sei mesi, in genere anche di più (raramente di meno). Da questo momento in poi, anche se l’alimento principale rimane il latte, materno o artificiale – per questo si parla più propriamente di alimentazione complementare a richiesta – si cominciano a proporre al bambino piccoli assaggi di quello che mangiamo noi, mettendolo a tavola al momento dei pasti assieme a tutta la famiglia e permettendogli di interagire liberamente con il cibo: all’inizio probabilmente lo osserverà e ci giocherà, poi, per curiosità e imitazione, comincerà ad assaggiarlo.

Con tutta probabilità ci vorrà del tempo prima che i piccoli assaggi diventino sufficienti a sfamarlo, ma voi non dovrete preoccuparvi che “finisca il piatto”, come avviene in genere durante lo svezzamento tradizionale: le sostanze necessarie alla sua crescita continuerà a prenderle dal latte, e così sarà finché, con i suoi tempi e assecondando i suoi desideri, pian piano comincerà a mangiare di più a tavola abbandonando gradualmente la poppata. 

Alcune precisazioni sono doverose: autosvezzamento non vuol dire che il bambino, dai sei mesi in poi, possa aprire la dispensa e servirsi da solo, e men che meno che possa mangiare tutto e subito in maniera indiscriminata!

I cibi che gli verranno proposti dovranno essere sani e genuini, cucinati in modo adeguato (e, quindi, dovrete mangiare più sano anche voi, il che non è certo un male!), e proposti in un modo per lui accessibile (schiacciato, a pezzetti, a striscioline, etc.). La regola di offrire un cibo alla volta, soprattutto se in famiglia ci sono allergie o intolleranze, è inoltre sempre consigliabile. 

In questo modo, il bambino potrà condividere molto presto con la sua famiglia una dieta varia e bilanciata, in maniera graduale e senza inutili forzature, e soprattutto senza passare per le solite brodaglie, polveri, frullatori, rifiuto del cucchiaino e tutto quello che noi mamme seguaci dello svezzamento tradizionale conosciamo fin troppo bene. 

Se l’argomento vi interessa, vi consiglio di approfondirlo sul sito www.autosvezzamento.it oppure leggendo i testi: “Io mi svezzo da solo” di Lucio Piermarini e “Baby Led Weaning” di  G. Rapley, T. Murkett.