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Come affrontare il dolore post partum

 
Mariposa
2 luglio 2012
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Si teme tanto il dolore del parto, ma spesso le donne devono fare i conti con un fastidio ben peggiore e più duraturo: il dolore post partum, che condiziona notevolmente la vita di coppia. Il puerperio è una fase estremamente delicata per una donna e indica quel periodo di tempo necessario affinché il corpo della mamma ritorni alla normalità dopo la nascita del bimbo.

Ci sono dei disturbi fisiologici, a volte decisamente fastidiosi, che si manifestano nei giorni successivi al parto, come i morsi uterini, la diastasi dei retti, la caduta dei capelli, la  depressione post partum, il cattivo svuotamento della vescica, poliura (eccessiva diuresi) e sudorazione abbondante  e lochiazione, ovvero la fuoriuscita dei lochi (liquidi fetali e residui placentari). Insomma, sono tutti problemi che possono davvero mettere la donna in difficoltà sia a livello fisico sia psicologico.

A questo si può aggiungere un dolore, estremamente intimo, che può ostacolare la normale ripresa dei rapporti di coppia. Da cosa dipende? Possono subentrare diverse cause: prima cosa una cattiva cicatrizzazione dell’episiotomia, ovvero il taglio che i medici effettuano durante il parto per aiutare la nascita del bambino. I punti possono essere dolorosi e finché la ferita non si è rimarginata è meglio astenersi dall’attività sessuale. È molto importante chiedere un consulto al medico (di base, ginecologo o all’ostetrica), che potrebbe decidere di proporvi una terapia farmacologica, e fare attenzione all’igiene intima.

Inoltre, può esserci una forte secchezza vaginale, spesso dovuta a una carenza di estrogeni, fenomeno tipico dell’allattamento.  Il dolore è destinato a passare, nel giro di qualche mese. Bisogna avere pazienza e possibilmente non fermarsi alla delusione della prima volta. L’arrivo di un bebè mette sempre a dura prova la coppia sotto tanti punti di vista differente: ci vuole pazienza, amore e comprensione. In linea di massima si consiglia di sospendere l’attività sessuale per circa tre mesi: è un’indicazione ovviamente generica e dipende dalla salute della donna.

Photo Credit| ThinkStock

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