Fecondazione in vitro, il caffè riduce le complicanze

di Redazione 1

Sono sempre più numerose le coppie che scelgono la fecondazione in vitro per avere un bambino. Certo, non sempre questo trattamento funziona: possono esserci, infatti, numerose complicanze.  Sembrerebbe che la caffeina possa ridurre eventuali rischi che possono mettere anche in pericolo la vita della donna.  Quali? Uno di questi è la dilatazione dei vasi sanguigni con una possibile conseguente fuoriuscita del sangue nei tessuti. Tutto ciò sarebbe causato dai farmaci utilizzati per stimolare le ovaie.  In gergo tecnico, questo disturbo si chiama sindrome da iperstimolazione ovarica o OHSS e ne sono soggette circa il 30% delle signore che scelgono la fecondazione, quasi una paziente su tre.

Questa sindrome si manifesta con alcuni dolori addominali o un po’ di gonfiore, alcune donne non avvertono neanche il medico con urgenza, ma è davvero gravi perché comporta problemi di coagulazione del sangue e anche danni renali e alle ovaie.

Tutto ciò dipende dagli alti livelli di adenosine chimiche nel corpo provocato dai farmaci. I ricercatori del St. Bartholomew’s Hospital di Londra stanno cercando una soluzione e sono arrivati proprio al caffè.

La caffeina compete con l’adenosina per gli stessi recettori bloccando l’azione dell’adenosina e, quindi, potenzialmente potrebbe trattare la causa di questa condizione.

La cura, stando a quanto ha raccontato, il dottor Ray Iles, professore di scienze biomediche presso la Middlesex University, potrebbe semplicemente trasformarsi in un bel caffè forte ogni ciclo di fecondazione in vitro. La ricerca non è ancora terminata: i medici devono ancora verificare l’effetto preventivo di questa bevanda ed eventuali controindicazioni. Anche perché non molto tempo fa, alcuni esperti consigliavano in caso di infertilità momentanea di non consumare caffè. Inoltre, bisogna tenere in considerazione anche l’età della donna: ormai la media per la fecondazione è di 36 anni un parto su 4 avviene in ultraquarantenni, con ovviamente percentuali di riuscita decisamente più basse.

[Fonte: LaStampa]