La riforma dei punti nascita

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Avete scoperto di essere incinta ma non sapete ancora quale ospedale scegliere. Purtroppo non è un campo facile, bisogna valutare tante cose: dove opera il proprio medico, se la struttura ha una serie di servizi interessanti (dal parto in acqua a un buon centro di neonatologia infantile), se siete comode e vi fidate. Tutte motivazioni valide che vanno ad aggiungersi un lavoro intenso che il ministero della Salute e le Regioni hanno definito: tre anni per rivoluzionare i punti nascita.

L’obiettivo è quello di ridisegnare il sistema dell’assistenza alla madre e al bambino su due assi fondamentali: ospedali e territorio. I primi andranno saranno ottimizzati: i centri con meno 500 parti l’anno dovranno scomparire, mentre quelli tra i 500 e i 1100 dovranno essere accorpati. Ma non è tutto. Le strutture di primo livello dovranno poter gestire i parti normali, mentre ci saranno quelle di secondo livello per i parti difficili.

Insomma, tutto si complica, almeno a parole, perché dovrebbe esserci una qualità del servizio migliore, in futuro. Ogni ospedale dovrà organizzare un servizio di trasporto d’emergenza per il trasferimento delle mamme e dei neonati. Ma concentriamoci ora sul territorio: le Regioni si stanno impegnando per garantire un’assistenza migliore con una rete di assistenza più completa. E poi verrà sponsorizzato il parto naturale (i cesarei continuano a essere troppi) e garantita l’epidurale.

Sarà istituito una sorta di bollino per quegli ospedali che rispondono ai parametri messi a punti dallo Iom (Institute of medicine, che raggruppa le Società scientifiche Usa): sicurezza, efficacia, efficienza, equità centralità dei pazienti e delle loro famiglie, tempestività di intervento.  Sarà anche questo un buono strumento per scegliere con attenzione. Ricordiamo che a volte nei piccoli ospedali mancano strumenti e attrezzature necessari, i medici non sono di guardia sulle 24 ore. Questa è una delle principali cause dell’eccesso di cesareo. Accorpare gli ospedali speriamo risolva il problema e non sia solo un tentativo di tagliare ulteriormente i servizi sanitari pubblici.

[Fonte: Corriere]