L’obesità infantile aumenta il rischio di ginocchio valgo nei bambini

di Redazione 3

L’obesità infantile continua a fare vittime. Sono sempre più numerosi i bambini grassi e con gravi problemi di salute. Purtroppo a farne le spese non è solo il cuore, ma anche la struttura ossea. I chili di troppo, infatti, aumentano il pericolo di ginocchio valgo, per capirci le famose gambe a x (con le ginocchia che guardano all’interno fino a toccarsi).  Questo tema è stato trattato durante il congresso ‘Procedure nella traumatologia pediatrica‘, che ha riunito un team di esperti.

Il ginocchio valgo è abbastanza frequente in Italia, perché colpisce 1-2 bambini su 500. Il difetto è frequente nelle femmine, che hanno un valgismo fisiologico, e può essere congenito o acquisito. La prima cosa da fare è ricordarsi di far seguire da un ortopedico il piccolo, che deve sottoporsi a controlli periodici. Inoltre, è importante correggere gli stili di vita inadeguati, tra cui la mancanza di attività sportiva.  La muscolatura, infatti, aiuta a migliorare il valgismo, altrimenti si può intervenire chirurgicamente. Massimo Paleari, responsabile dell’Unità operativa di ortopedia pediatrica dell’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, ha dichiarato:

Si tratta di inserire una placchetta a forma di ‘8’ sulla cartilagine in accrescimento. Per le ginocchia a X s’inserisce nella parte interna del ginocchio, in modo da bloccare la crescita in questa direzione, permettendola solo verso l’esterno. Per le ginocchia a parentesi, invece, la placchetta viene inserita nella parte esterna. Dopo un periodo compreso tra 6 mesi e un anno, a seconda della gravità del difetto di partenza, si rimuove la placchetta.

L’operazione si può fare nei bambini con più di sei anni e con un’età massima di 14. Il successo è pari al 100 percento e non è un intervento doloroso o invasivo.  La cosa importante però è prevenire questi disturbi, soprattutto se sono acquisiti a causa della sedentarietà e di un accumulo di peso che schiaccia e traumatizza il muscolo scheletrico.

 

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