Depressione post partum: la testimonianza di un papà

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La depressione post partum è un tema che abbiamo affrontato più volte, e a ragione, perché è uno di quegli argomenti di cui non si parla mai abbastanza. Sappiamo ormai che la depressione post partum è una vera e propria malattia, ben diversa dal baby blues, quel senso di disagio, di  inquietudine, di malinconia che può assalire una donna subito dopo il parto e che regredisce spontaneamente.

La depressione post partum è diversa, è un malessere più profondo e duraturo,  un pozzo nero in cui si cade giorno dopo giorno e che ci ruba quelli che dovrebbero essere i giorni più belli della nostra vita: i primi mesi insieme a nostro figlio.

La depressione post partum non se ne va da sola, deve essere riconosciuta, affrontata e curata: per fortuna, come dicevamo, finalmente questa malattia non è più un tabù, e se ne comincia a parlare senza, o forse dovrei dire nonostante, la paura di essere giudicate negativamente (“Sei mamma? Dovresti essere felice, che motivo hai di lamentarti?”).

Oggi voglio proporvi però un nuovo punto di vista in proposito, quello che ci è stato offerto qualche giorno fa da Serena Sabella sul suo blog Bismama, ovvero il punto di vista dei papà.

Quando si parla di depressione post partum,  infatti, il centro del discorso è sempre la donna e il suo rapporto con il bambino, e spesso dimentichiamo che, invece, si dovrebbe ragionare in termini di coppia, di famiglia. Cosa prova un uomo, quando la sua compagna è colpita dalla depressione post partum? Come si pone un neo papà di fronte ad una donna che non riesce ad essere felice per il grande miracolo che la vita ha voluto concedere loro? Quali strumenti ha per aiutarla, e fino a dove può arrivare a comprenderla?

Bismama ci regala una testimonianza vera e toccante, quella di suo marito, che le è stato a fianco nei terribili mesi di depressione seguita alla nascita del loro primo figlio: vi invito a leggerla qui, perché è un pezzo che racconta senza mezzi termini il difficile, ma vincente, percorso verso la “guarigione”: un percorso fatto di spaesamento, incredulità, confusione, rabbia, errori, dolore, coraggio. E amore.

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