La cardioaspirina, pur condividendo lo stesso principio attivo dell’aspirina comune, sfrutta un dosaggio notevolmente inferiore (solitamente 100 mg) per sortire un effetto completamente diverso.
Alle alte dosi agisce come antinfiammatorio per dolore e febbre, mentre a basse dosi svolge un’azione antiaggregante, bloccando la capacità delle piastrine di raggrupparsi.
Quando si usa la cardioaspirina in gravidanza?
In ostetricia non è un trattamento universale per tutte le gestanti, ma viene prescritta per ridurre il rischio di preeclampsia, la complicanza un tempo nota come gestosi, caratterizzata da pressione alta e possibili segni di sofferenza d’organo dopo la ventesima settimana, favorendo un migliore sviluppo della circolazione placentare. Va chiarito che l’aspirinetta preventiva non ha legami con i classici antinfiammatori (FANS), i quali vanno evitati dalla ventesima settimana e controindicati nell’ultimo trimestre per non causare danni fetali o ridurre il liquido amniotico.
L’indicazione terapeutica si basa su condizioni cliniche ben precise. Patologie come precedenti gravidanze con preeclampsia, ipertensione cronica, malattie renali, diabete pregresso, disordini autoimmuni o gravidanze gemellari bastano da sole a giustificare la profilassi. Altri fattori di peso minore, tra cui l’età materna avanzata, l’obesità, la familiarità o l’essere alla prima gravidanza, vengono valutati in combinazione. Spesso i centri specialistici affiancano a questa anamnesi lo screening combinato del primo trimestre, integrando la pressione arteriosa e la flussimetria per stimare il rischio individuale con maggiore accuratezza.
Quando si assume la cardioaspirina e quando smettere?
Un aspetto fondamentale riguarda la tempistica: il trattamento va iniziato rigorosamente tra la dodicesima e la sedicesima settimana. In questa finestra temporale la placenta sta ultimando il proprio sviluppo, ed è l’unico momento in cui il farmaco può modificarne efficacemente il funzionamento. Ritardare l’avvio riduce drasticamente i benefici, soprattutto nei confronti delle forme precoci di preeclampsia che insorgono prima della trentasettesima settimana.
La dose prescritta varia solitamente tra i 100 e i 150 mg al giorno, da assumere con regolarità la sera. Dimenticare una compressa ogni tanto non compromette il percorso, ma un’assunzione intermittente o tardiva vanifica l’efficacia protettiva. Il farmaco non è tuttavia privo di controindicazioni. È sconsigliato in presenza di allergie ai FANS, asma sensibile, ulcera gastrica attiva, insufficienza epatica severa o disturbi della coagulazione. Tra gli effetti collaterali più comuni figurano lievi disturbi gastrici e una maggiore tendenza a piccoli lividi o sanguinamenti dal naso e dalle gengive.
Per quanto riguarda la sospensione, non esiste una regola fissa: alcuni protocolli la prevedono attorno alla trentaseiesima settimana, altri la prolungano fino al parto in base al profilo di rischio. L’assunzione di basse dosi non impedisce l’eventuale ricorso all’anestesia epidurale o spinale, purché l’anestesista ne sia informato. In sintesi, la costanza quotidiana e il dialogo costante con il ginecologo restano gli strumenti più importanti per affrontare questo percorso in sicurezza.





