Amniocentesi, una semplice analisi del sangue la sostituirà?

di Redazione 2

Amniocentesi e villocentesi rappresentano attualmente, almeno in Europa, gli unici esami diagnostici in grado di dirci se il bambino che portiamo in grembo nascerà sano o è portatore di anomalie cromosomiche. Sappiamo però che si tratta di esami invasivi che comportano una percentuale di rischio di aborto, seppure minima. Inoltre non possono essere effettuati precocemente. L’amniocentesi, di norma, viene eseguita tra le sedicesima e la diciottesima settimana di gravidanza, la villocentesi non prima della decima.Per questo motivo la ricerca scientifica cerca da tempo di sviluppare metodi diagnostici più sicuri e più precoci e sembra, stando ai risultati di una ricerca dell’Università di Standford, che il raggiungimento di questo obiettivo sia vicino. In un articolo apparso sulla rivista scientifica Nature, gli studiosi del prestigioso ateneo californiano affermano di essere riusciti a mappare il dna del feto ttraverso un test ematico effettuato sul sangue materno.

Già qualche giorno fa vi avevamo parlato di un test del sangue per la diagnosi della sindrome di Down che starebbe addirittura per entrare in commercio negli Stati Uniti. Ma lo sviluppo e la diffusione di questo tipo di analisi non manca di creare polemiche. Il timore è che possa incentivare l’aborto e non manca chi avanza dubbi circa la reale affidabilità dei risultati.

Il test si basa sull’analisi delle cellule del feto che sono riuscite ad oltrepassare la placenta confluendo così nel sangue della madre; un eccesso di materiale genetico relativo al cromosoma 21 dovrebbe essere in grado di dire se il bambino è affetto da trisomia 21 o no. Mentre per la diagnosi delle altre anomalie cromosomiche tradizionalmente diagnosticate attraverso amniocentesi e villocentesi si dovrà ancora aspettare.

Si tratta di un argomento molto delicato, dalle mille sfaccettature ma sicuramente un esame diagnostico non invasivo rappresenterebbe una rivoluzione. Voi cosa ne pensate?

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