Allattamento, una ricerca da il suo ok ai farmaci che stimolano la prolattina

di Micol Commenta

Buongiorno mamme, l’allattamento è un argomento davvero “scottante” poiché solleva tante domande e perché spesso divide le mamme in opposte fazioni, personalmente credo che ogni mamma sia in grado e abbia il diritto di scegliere come, quando e perché allattare il proprio figlio senza doversi giustificare con nessuno, sia che essa allatti 12 volte al dì oppure non lo faccia affatto e scelta il biberon.

Oggi ho trovato una notizia che potrà aiutare molte mamme che desiderano allattare al seno i propri figli ma che magari hanno subito uno stop dovuto a moltiplici cause come ad esempio un parto pretermine, una malattia della madre e del bambino, la necessità per un periodo di allattare tramite il tiralatte e così via.

Le sostanze che incrementano la produzione di latte vengono chiamate galattogoghe e possono essere dei farmaci oppure rimedi naturali, fino ad oggi c’era molto scetticismo attorno a queste medicine miracolose, oggi invece arriva uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze Pediatriche medico-chirurgiche e Neuroscienze dello Sviluppo del Policlinico Gemelli che da l’ok definitivo a questa classe di farmaci in grado di stimolare la produzione di latte materno nel caso ce ne sia una scarsa quantità.

L’ok arriva dopo la revisione di molteplici ricerche sugli effetti dei farmaci pubblicata sul Journal of pharmacy and pharmaceutical sciences dall’équipe di Alberto Zuppa, professore associato dell’Università Cattolica di Roma. Lo studio ha analizzato medicinali e i cosiddetti rimedi naturali come il fieno greco, la silimarina e la galega, sui quali però ancora non ci sono sufficienti evidenze scientifiche per dichiararne l’efficacia e soprattutto la sicurezza.

Ma come funzionano i farmaci galattogoghi? Questi farmaci sono in grado di stimolare la ghiandola ipofisaria nella produzione dell’ormone della prolattina, il principale imputato del meccanismo della lattazione. Il farmaco più usato in tal senso è il domperidone un principio attivo usato per favorire la motilità intestinale, per curare il vomito e per disturbi a livello gastroenterologico.

Nei Paesi in cui il domperidone non è disponibile, come gli Stati Uniti, può essere sostituito dalla metoclopramide, usata in genere come antiemetico
afferma Zuppa, che invece sconsiglia l’uso di farmaci neurolettici come la clorpromazina per i possibili effetti a breve e lungo termine sullo sviluppo del sistema nervoso centrale del neonato.

Se avete questo tipo di problema, chiedete consiglio al vostro ginecologo o al pediatra.