Aborti spontanei; quando è detta l’ultima parola?

di Mildred 3

Nella maggior parte dei casi l’aborto spontaneo, ovvero l’interruzione prematura e non voluta di una gravidanza, si verifica nel corso del primo trimestre di gestazione. In genere, quando accade durante le primissime settimane, si assiste alla completa espulsione di placenta ed embrione accompagnata da sintomi quali emorraggia e dolori al basso ventre che scompaiono nel giro di pochi giorni. In alcuni casi invece l’aborto spontaneo è incompleto poichè embrione e placenta non vengono completamente espulsi e il dolore e il sanguinamento continuano fino all’intervento del ginecologo.

Ma la certezza che gravidanza sia davvero terminata e che non ci sia nulla che si possa fare per per portarla a termine può darla solo un secondo esame ecografico effettuato a sette giorni di distanza dal primo. Prassi che viene seguita regolarmente nel nostro paese, rassicura Dario Paladini presidente della Società Italiana di Ecografia Ostetrico-Ginecologica (SIEOG), che afferma:

Le linee guida della nostra società scientifica hanno sempre raccomandato una seconda ecografia a distanza di una settimana. La SIEOG ha sempre posto grande attenzione a definire i criteri diagnostici per affermare che una gravidanza si è spontaneamente interrotta: ripetere il controllo dopo sette giorni dall’esame che ha fatto sospettare l’aborto spontaneo garantisce quell’atteggiamento di attenzione e prudenza che riteniamo indispensabile e rimuove qualsiasi possibilità di errore

Sembra però che questo diritto non sia garantito alle donne di tutto il mondo: stando alle conclusioni di quattro studi apparsi su Ultrasound in Obstetrics and Gynecology  le linee guida internazionali attualmente vigenti in Inghilterra, Canada e Stati Uniti per il riconoscimento di un’interruzione spontanea di gravidanza si basano su studi di scarsa qualità condotti su un campione ristretto di donne; per questo motivo i ricercatori dell’Imperial College e della Queen University di Londra ribadiscono la necessità di ripetere l’esame ecografico a sette giorni di distanza dal primo anche in questi paesi.

[Fonte]