Scoprire il sesso del bambino alla settima settimana di gravidanza: uno studio conferma che si può

di Redazione 4

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Maschietto o femminuccia? Anche se c’è ancora chi preferisce la “sorpresa”, la maggior parte dei genitori in attesa è ansiosa di conoscere il sesso del bambino, e anche il prima possibile.  

Attualmente, in Italia,  l’assoluta certezza sul sesso del bambino è data solo dall’amniocentesi, a cui la donna si sottopone intorno alla 16 settimana di gravidanza per scoprire eventuali anomalie genetiche del feto. Le ecografie che si eseguono nel corso della gestazione, compresa la morfologica, portano con sé sempre un margine di errore, anche se minimo. Comunque, in genere, è molto difficile vedere qualcosa prima di 15 o 16 settimane: molto dipende dalla posizione del bambino, dalla bravura dell’ecografista e dalla strumentazione utilizzata.

Qualche mese fa vi avevamo parlato del test messo a punto da Esther Guetta, dello Sheba Medical Centre di Tel Aviv, e ad oggi disponibile solo in alcune cliniche private nel mondo, che consente di stabilire il sesso del nascituro già a partire dalla settima settimana di gravidanza. Oggi arrivano però le prime conferme ufficiali.

Ma in che cosa consiste il test? Niente di invasivo, questa è la bella notizia. Si tratta di un semplice prelievo del sangue della gestante, sul quale si andranno a “pescare” le tracce del DNA del feto. Quindi, questo DNA verrà analizzato alla ricerca di tracce genetiche appartenenti al cromosoma maschile Y. Poiché solo gli individui di sesso maschile presentano questo cromosoma, la sua presenza indicherà che il nascituro è un maschietto, la sua assenza una femminuccia.

In alcuni Paesi (Olanda, Regno Unito, Francia e Spagna), il test del DNA fetale libero è già diventato un esame di routine, ma finalmente un nuovo studio, condotto da Stephanie Devaney dei National Institutes of Health di Bethesda e pubblicato sul Journal of American Medical Association, ne conferma per la prima volta la validità con un’indagine su larga scala.

Nel corso di questa indagine, sono stati infatti rielaborati i dati emersi da oltre 50 studi, per un totale di circa 7.000 donne coinvolte, ed è emerso che l’accuratezza del test è superiore al 90%, soprattutto se effettuato con metodologie all’avanguardia. Non sarebbero invece attendibili al riguardo gli esami effettuati su prelievi di urine.

E’ bene sottolineare che questo test, oltre a soddisfare quella che in fondo è una curiosità relativamente poco importante nel delicato percorso della gravidanza, può essere uno strumento utile anche dal punto di vista diagnostico: sebbene non possa, come l’amniocentesi, dare indicazioni precise in merito a eventuali anomalie cromosomiche del feto, il test del DNA fetale libero permetterebbe almeno di escludere (o meno) patologie legate solo al cromosoma X (come la Sindrome di Duchenne), rendendo necessario il ricorso a test invasivi – quindi a rischio di aborto – solo nel 50% dei casi.

[Fonte: La Stampa]