Il feto e la memoria: i segreti in una nuova ricerca

di Micol 5

vitainuteroIl feto presenta una memoria a breve termine dalla 30° settimana di età. Questo è solo uno dei risultati di una ricerca condotta dalla Maastricht University Medical Center in Olanda. Fino a qualche decennio fa la mente del feto veniva ritenuta come una sorta di scatola nera ma con il passare degli anni si è invece iniziato ad indagare sullo sviluppo neurologico prima della nascita ed in particolare da quando abbia inizio la memoria.

Questo nuovo studio, effettuato su 100 donne in stato di gravidanza, ha testato la ricettività del feto agli “stimoli vibroacustici” che sono dei suoni particolarmente bassi che provocano vibrazioni. I ricercatori hanno verificato le reazioni tramite ecografia e hanno notato che il feto alla prima stimolazione risulta sorpreso e agitato. Ma dopo aver ripetuto la stimolazione per diverse volte, con scadenza di 30 secondi, il feto si abitua al suono e non reagisce più.

Questa fenomeno è chiamato “habituation” (adattamento, familiarizzazione), un processo tipico nella vita degli esseri umani e degli animali.

La familiarizzazione è una forma di conoscenza ed una forma di memoria.

sostiene il dottor Jan Nijhuis, co-autore della ricerca.

Lui e i suoi colleghi hanno anche verificato che nei feti di 30 settimane la memoria dura circa 10 minuti dopo il test iniziale, mentre nei feti di 34 settimane la memoria è in grado di immagazzinare informazioni per 4 settimane.

Il team è arrivato a questa conclusione dopo aver eseguito i test di familiarizzazione prima a 34 settimane e poi a 38 settimane. I ricercatori hanno poi confrontato i risultati dei feti di 38 settimane sottoposti al test con quelli di feti della stessa età ma che non hanno subito stimolazioni. I risultati sono stati evidenti, i feti non stimolati 4 settimane prima avevano bisogno di molti più stimoli vibroacustici prima di mostrare segni di familiarizzazione.

I feti più giovani di 30 settimane sembrano invece non essere in grado di familiarizzare. In ogni caso il dottor Nijhuis ha considerato il fatto che forse gli scienziati non hanno ancora trovato un input giusto per stimolare i feti più giovani.

Queste ricerche potranno essere utili per indicare la possibilità di anomalie nello sviluppo neurologico del feto, visto che è stato verificato che i feti con difficoltà di sviluppo hanno anche tempi di familiarizzazione molto più lunghi.