Obesità infantile: Italia e Messico per la ricerca dei fattori socio-culturali

di Redazione 2


Non solo gli stessi colori della bandiera nazionale. Da oggi Italia e Messico sono accumunati dal comune sforzo di studiare i fattori socio-culturali alla base del sovrapeso e dell’obesità infantile. E’ quanto è emerso dal XI Congreso interamericano del Colegio de Pediatrìa a Monterrey, in Messico che ha stabilito uno studio della durata di due anni.

A prendere la parola sono stati noti esponenti di spicco della pedagogia a livello internazionale, tra cui Hersch Goldbard, referente del Consejo Nacional de Ciencia y Tecnologia de Mexico e responsabile del progetto. Il professore ha spiegato che lo studio verterà sui comportamenti in casa e a scuola e le circostanze ambientali che influiscono negativamente sulla dieta dei bambini.

Lo studio sarà articolato in diverse parti. Per prima cosa un campione di 120 studenti tra italiani e messicani sarà sottoposto a un questionario e dei colloqui con i genitori. Le scuole interessate saranno il collegio Montessori di San Luis Potosi e una scuola torinese.  Per l’Italia, sarà il professor Dario Gregori dell’Università di Padova,  il responsabile della ricerca mirata a raccogliere maggiori informazioni possibili su come le madri e i padri possono influenzare la forma fisica dei figli.

Sempre Gregori ha portato al congresso un’interessante report sul livello d’informazione sull’industria alimentare in Europa, evidenziando come i consumatori siano poco interessati ai sistemi di etichettatura che riportano il contenuto nutrizionale dei prodotti alimentari. Oltre 7500 persone sono state intervistate in 16 Paesi ed è emerso come

L’esperto ha presentato in anteprima i risultati di un sondaggio paneuropeo con interviste a piu’ di 7.500 persone in 16 Paesi: il 10% mostra una scarsa preferenza per i sistemi di etichettatura rispetto ad altri strumenti disponibili, mentre iIl 50% degli intervistati si dichiara soddisfatto delle informazioni nutrizionali sulla confezione degli alimenti.

Secondo una valutazione economica della spesa annuale che i consumatori sarebbero disposti ad attribuire ai nuovi sistemi di etichettatura, il dato evidenza un valore esiguo: poco meno di cinque euro l’anno da sommare alle spese annuali per il cibo.