Mal di testa in gravidanza, i farmaci non sono vietati

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Quante volte avete avuto mal di testa e avete risolto tutto con una pastiglia? Non si contano. In gravidanza, però, non è sempre così. Prendere dei farmaci fa molta paura. Il dolore alla testa è abbastanza comune soprattutto a causa dell’impennarsi del livello degli ormoni femminili. Sempre per lo stesso motivo le donne che soffrono di emicrania spesso durante la gestazione hanno un miglioramento se non una scomparsa del disturbo. I benefici di solito proseguono durante l’allattamento.

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Questo fenomeno può interessare fino all’80% delle neo-madri, ma è un beneficio passeggero: nella quasi totalità delle donne l’emicrania si ripresenta dopo il parto. Purtroppo è così, soprattutto se si decide o non si può allattare. Se il problema però permane in gravidanza, come bisogna comportarsi? Prima di tutto bisogna informare il ginecologo che scegliere la terapia migliore.

I farmaci non sono vietati. Il Ministero della Salute, infatti, consiglia una terapia farmacologica nella fase acuta e per prevenire attacchi, soprattutto se associati a nausea, vomito, anoressia o idratazione. Ricordate, care mamme, che se in gravidanza si soffre di mal di testa non si devono prendere iniziative personali: i farmaci si possono usare ma sempre dietro prescrizione medica, inoltre l’emicrania è una malattia che richiede cure farmacologiche che sono comunque compatibili con la gravidanza. Il prof. Sergio Pecorelli presidente dell’AIFA e di Healthy Foundation ha commentato:

“Vogliamo far capire alle donne che bisogna vivere serenamente la gravidanza, senza paura di curarsi però è necessario evitare le iniziative fai-da-te e rivolgersi sempre a un esperto. Eventuali sostanze nocive assunte potrebbero passare al nascituro attraverso il latte materno e mettere a rischio la salute sia delle mamme che quella dei loro bambini. Molte delle preoccupazioni sulla salute che affliggono la donna in gravidanza svanirebbero o potrebbero ridimensionarsi con una informazione corretta, un cambiamento culturale nell’approccio alla cure e un dialogo più proficuo con il proprio medico”.

 

Photo Credit | Shutterstock / Martin Novak

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