Italiana costretta a un parto cesareo in Gran Bretagna: i servizi sociali le tolgono la bambina

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affidamento dopo parto

Una donna ha subito un taglio cesareo forzato e autorizzato da un giudice nel Regno Unito. Al suo risveglio la bambina che portava in grembo non c’era più: era stata affidata ai servizi sociali. È una storia che lascia davvero senza parole, anche perché la mamma in attesa era un’italiana e la vicenda si è  svolta nella civilissima Londra. Come mai è stata praticata una simile barbarie? Secondo quanto riporta il Telegraph, alla signora erano stati diagnosticati gravi problemi psichici.

Lasciare un neonato subito dopo il parto è un dolore atroce per tutte le donne, anche per quelle che scelgono di non riconoscere il piccolo spontaneamente e in anonimato. È una decisione durissima che non deve mai essere giudicata. Figuriamoci quanto debba essere stato traumatico svegliarsi dopo un cesareo senza la pancia, ma senza anche quella creatura che è cresciuta dentro per ben nove mesi. E tutto perché un giudice ha stabilito che la mamma non era in grado di prendersi cura della propria piccola.

L’edizione online del Telegraph riferisce che le autorità locali hanno agito nell’interesse della mamma e della sua bambina, che oggi ha ben 15 mesi ed è ancora sotto la tutela dei servizi sociali britannici. Qualcosa però non torna: secondo la ricostruzione, i Servizi sociali dell’Essex hanno ottenuto il permesso dell’Alta Corte, che ha consentito loro di far sedare la giovane e prelevare il bimbo dal suo grembo.

Non è stata contattata la famiglia della mamma, né i servizi sociali italiani che in realtà avrebbero dovuto almeno avere in affido la bambina. Va tenuto in considerazione, infatti, che la protagonista di questa tragedia non aveva una residenza stabile nel Regno Unito così come in Italia. La mamma ha deciso di procedere per vie legali, anche perché vuole riavere la sua piccola.

Quale sarebbe stata la procedura in Italia? Sicuramente non togliere con questa violenza la bimba alla mamma, quanto sottoporre la donna (che oggi sta bene) a un trattamento sanitario obbligatorio fino alla nascita della bambina. E poi una volta venuta al mondo, possibilmente in modo naturale, i Tribunale dei minori avrebbe valutato l’idoneità della mamma ed eventualmente l’adozione.

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