Ipoglicemia neonatale, come si manifesta e come si cura

di Mariposa Commenta

neonato ipoglicemico

Molto spesso le mamme, dopo a gioia di aver stretto tra le braccia il loro bambino, devono fare i conti con l’ipoglicemia neonatale, ovvero la riduzione del livello di glucosio nel sangue. È un problema che si manifesta di frequente nel primo periodo di vita e se diagnosticato in fretta non porta alcuna complicazione. Come mai il bimbo è predisposto a un calo di zuccheri?

Il neonato ha un fabbisogno energetico molto elevato e quando nasce deve imparare ad alimentarsi da solo. Uscire dalla pancia della mamma vuol dire rinunciare all’apporto di glucosio che assumeva attraverso la placenta, a favore di quello contenuto nel latte materno. Qui ovviamente la situazione si delinea con più chiarezza: non tutti i bimbi riescono ad attaccarsi subito al seno, non sempre la montata lattea è tempestiva o possono esserci comunque dei fattori che interferiscono con l’allattamento. Risultato? Il bimbo sviluppa l’ipoglicemia.

Esistono due tipi di ipoglicemia, quella transitoria e quella persistente. L’ipoglicemia transitoria, come indica il termine stesso, è tipica del digiuno prolungato e dell’aumento di richiesta energetica del bambino. L’ipoglicemia persistente, invece, è collegata a malattie metaboliche o a disturbi endocrini. Nel primo caso, sarà necessario ristabilire l’equilibrio del glucosio con una flebo e il disturbo (asintomatico) scomparirà completamente se non subito, nei primi tre giorni di vita. Stabilizzata la glicemia, a questi bimbi verrà sicuramente dato del latte artificiale mentre si attende l’avvio corretto dell’allattamento materno. Questa situazione non ostacola l’allattamento esclusivo, se vi impegnate e soprattutto se usate correttamente il tiralatte.

Molto più impegnativa invece l’ipoglicemia persistente (o sintomatica) e il trattamento, ovviamente, è legato alla causa. Quali sono in questi casi i sintomi? Il bimbo di solito è molto irritabile, piange in modo convulso, ha attacchi di vomito e spasmi muscolari. Tutto questo è collegato alla sofferenza cerebrale, causata dalla mancanza di glucosio e destinata a diventare patologica se la diagnosi dovesse tardare ad arrivare.

 

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