Gioele e le cellule staminali, il servizio delle Iene che deve farci riflettere

di Redazione 2

Quando mi è stato proposto di scrivere un articolo sul caso di Gioele ho accettato subito non pensando minimamente a quello che, da madre, avrei potuto provare guardando le immagini del servizio de Le Iene. Consultando la mia fonte ho intuito subito che affrontare l’argomento non sarebbe stato facile ma non ho potuto sottrarmi alla visione del filmato e vi confesso che accingendomi a scrivere il pezzo davvero non sapevo da dove cominciare e forse ancora non lo so.

So però che Gioele è nato a Marsala, in provincia di Trapani, ed ha un anno e mezzo. Da quando è venuto al mondo vive in una sala di rianimazione dell’Ospedale dei Bambini di Palermo e non ha mai visto la sua casa. Gioele è affetto da SMA1, acronimo che sta per Atrofia Muscolare Spinale, una malattia neurodegenerativa che solitamente conduce alla morte per soffocamento entro il primo anno e mezzo di vita.

I bambini che ne sono affetti non possono parlare, nè muoversi, nè respirare autonomamente. Non ridono e non piangono. Possono solo comunicare con gli occhi. La loro unica speranza di vita, di una vita migliore, sono le cellule staminali. I genitori di Gioele lo sanno bene e per questo hanno tentato disperatamente di mettersi in contatto con il dottor Davide Vannoni che presso una struttura pubblica, gli Spedali Civili di Brescia, cura i casi come questo proprio con le cellule staminali.

Gioele non sarebbe il primo bambino a sottoporsi a questo tipo di cura e si contano altri casi in cui la terapia con le staminali del dottor Vannoni ha dato esito positivo: Celeste, una bimba di Venezia anch’essa affetta da SMA1, adesso ha due anni, riesce a stare seduta, a muoversi e a parlare e a respirare senza l’aiuto delle macchine.

Ma le richieste continue di presa in carico del piccolo inoltrate da Antonio, il suo papà, al nosocomio bresciano rimangono inascoltate. Questo accade perchè nell’ambito di una inchiesta sui farmaci pericolosi svolta nel 2012, il pm di Torino Raffaele Guariniello ha ordinato un’ispezione dei Nas nel laboratorio del dottor Vannoni cui ha fatto seguito la sospensione delle cure in corso e il divieto di presa in carico di nuovi casi.

Decisione avallata dal Ministero della Salute che ha giudicato le cure con le staminali pericolose. Così ad Antonio e alla moglie Katia non resta, sulla scia di altri genitori tra cui quelli della piccola Celeste, che rivolgersi al giudice il quale dispone, anche nel loro caso, l’immediato ricovero di Gioele presso l’ospedale bresciano. Ricovero al quale viene dato seguito solo dopo la visita di Giulio Golia, l’inviato delle Iene, agli Spedali Civili di Brescia.

Gioele è stato accolto dai sanitari bresciani i primi di dicembre, accompagnato in aereo dalla protezione Civile. In testa aveva un berrettino di lana blu. Trascorsi quindici giorni dalla prima somministrazione di cellule staminali il piccolo è tornato a Palermo, in Ospedale. In meno di due mesi ha preso peso, muove le braccia e i piedi. Nel video delle Iene lo vediamo persino accennare un sorriso. Katia, la sua mamma chiede solo di portarlo a casa, di fargli vedere il mare e le farfalle.

Semplici diritti di un bambino che però Gioele continua a rischiare di vedersi negati. Le istituzioni infatti non fanno dietrofront: il dottor Davide Vannoni e gli Spedali Riuniti di Brescia sono indagati perchè le loro cure continuano ad essere giudicate pericolose.

[Fonte]