Fecondazione assistita, coppie sempre più vecchi e più colte

di Mariposa Commenta

Decidere di avere un figlio è un percorso lungo e purtroppo si matura questa scelta sempre più tardi, andando incontro a eventuali problemi di fertilità. Per avere un figlio con l’aiuto della medicina le coppie con problemi arrivano sempre più tardi alla fecondazione assistita, e nel 35% dei casi la pagano di tasca propria. Per il 14% invece i costi della Pma sono stati sostenuti dal Servizio sanitario regionale, mentre il 49% ha pagato il ticket.

fecondazione assistita

Questa è la fotografia scattata dalla ricerca ‘Diventare genitori oggi: il punto di vista delle coppie in Pma‘, presentata a Roma e realizzata dal Censis in collaborazione con la Fondazione Ibsa a 8 anni di distanza dalla prima indagine sul tema. Quanto si spende per intraprendere questo percorso? Un trattamento impegna mediamente 4.000 euro (4.200 euro al Nord, 5.200 al Centro, 2.900 al Sud). Per chi ha pagato il ticket presso centri pubblici e privati convenzionati, l’esborso è stato in media di 340 euro (280 euro al Nord, 700 al Centro, 370 al Sud).

Le coppie che scelgono questa strada sono persone con un livello di istruzione elevato e una condizione professionale stabile. Di solito sono quasi 4 anni che cercano di avere un figlio e i primi dubbi in relazione alla difficoltà di ottenere una gravidanza sono intervenuti dopo 15,5 mesi di tentativi (un tempo più lungo rispetto ai 12,2 mesi del 2008). Filippo Ubaldi, ginecologo e direttore clinico del Centro Genera della clinica Valle Giulia di Roma, ha commentato:

“E’ completamente sbagliato il messaggio che la gravidanza si decide e si ottiene quando si vuole. Eppure viene veicolato spesso. I casi di donne di 48-50 anni che diventano madri vengono riportati con esaltazione, e a volte sui media si sentono parlare medici che di infertilità non sanno granché, ma magari fanno audience. La verità è che se dopo 12 mesi di rapporti sessuali non protetti non arriva un bebè (dopo 6 mesi nel caso si abbiano oltre 38 anni), ci si deve rivolgere a uno specialista di medicina della riproduzione”.

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