La depressione nella donna influisce sull'”empathic accuracy” con il partner

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Trattiamo nuovamente il problema della depressione, uno dei più diffusi del nostro tempo, in aumento tra i ragazzi (anche a causa dei social network), tra le neomamme, ma anche tra i neopapà.

Proprio in relazione all’ultimo argomento, cioè all’influenza reciproca tra uomo e donna è stato condotto uno studio che, in fondo, conferma alcune delle nostre credenze quotidiane.

Secondo questo studio le donne che soffrono di depressione evidenziano una forte mancanza di emozioni empatiche (nel linguaggio comune l’empatia è la capacità di compartecipazione e di condivisione rispetto agli stati d’animo degli altri e in particolare alle loro sofferenze, dalle quali derivano la capacità di aiutare e sostenere il prossimo).

Proprio tale mancanza è la causa dei problemi con il proprio partner, che da quanto emerge dallo studio è negativamente condizionato da tale fatto.

La ricerca, pubblicata su Psychological Science e condotta dalla dottoressa Reuma Gadassi e Nilly Mor dell’Università Ebraica di Gerusalemme, insieme a Eshkol Rafaeli della Bar-Ilan University di Israele, ha cercato di far luce sulle problematiche legate ai ruoli di genere ed infatti si è concentrata maggiormente sugli effetti della depressione sul rapporto uomo-donna che su quello madre-figlio.

Le conclusioni sono state sintetizzate nell’espressione “effetto partner“, per indicare il fatto che molte conseguenze negative di tale disturbo ricadono anche su chi ci sta accanto in  maniera più prossima:

“la depressione nelle donne influisce sulla loro empathic accuracy, ma ha colpito anche quella del proprio partner – in entrambi i casi, negativamente” ha spiegato la dottoressa.

Dopo tale ulteriore conferma su quanto disturbi di questo tipo possano aggravare situazioni che contribuiscono a creare un circolo vizioso, da cui è diventa sempre più difficile uscire, sono avvalorati i metodi di cura contro la depressione che privilegiano le terapie di gruppo, anche con familiari, piuttosto che i trattamenti con i farmaci, i quali, come sappiamo, non  generano sentimenti empatici verso gli altri.