Coinvolgere il partner nella gravidanza lo rende un papà migliore e più responsabile

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diventare padri

Il papà ha sempre ha avuto un ruolo importante in famiglia. Negli anni però è decisamente evoluto: da capo famiglia si è trasformato in compagno e in alcune coppie divide la gioia della maternità al 50 percento. La sua figura è indispensabile sin dal primo giorno. Non voglio sembrare retorica, ma sono numerosi gli studi che dimostrano che le donne appoggiate dal fidanzato/marito in gestazione sono delle mamme più serene dopo, che più raramente inciampano in quella che è la depressione post partum.

Lasciamo quindi per un attimo da parte gli slogan femministi (l’utero è mio e me lo gestisco io, non ho bisogno di te, ma solo del tuo seme), che se hanno favorito questo cambio sociale del ruolo paterno, è anche vero che sono estremamente tristi e radicali. Una donna ha diritto a scegliere per sé e per il suo corpo. Durante i nove mesi la gravidanza, tra noi possiamo ammetterlo, è soprattutto una questione femminile, nel senso che tra l’evoluzione del corpo, i cambiamenti ormonali e fisici, ci si trova a vivere qualcosa di grandioso e difficile da spiegare. Difficile da raccontare anche a quelle amiche che mamme non sono ancora.

Proprio per questo motivo, è importante che sia proprio la mamma in dolce attesa a coinvolgere il partner e a convincere anche quello più reticente. In che modo? I primi tre mesi non è facile trasmettere le proprie emozioni, anche perché spesso si deve solo fare i conti qualche sgradevole disturbino, ma poi tutto diventa più facile… ci sono le visite ginecologiche, cui il partner deve partecipare, le ecografie, i primi movimenti fetali.

Affrontate insieme il tema della diagnosi prenatale. Il papà non si deve sentire tagliato fuori dalla scelta degli esami da fare. Non deve avere la sensazione che comunque vada, l’ultima decisione sarà la vostra. Va responsabilizzato. Poi c’è la scelta del nome, lo shopping e le fantasie sul futuro. Vivere pienamente questo momento, rende noi e loro genitori migliori. O almeno ci dà la sensazione che sia così.

 

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