Gli aminoacidi favoriscono la fertilità

di Redazione 2

Sono tante le coppie che hanno problemi di fertilità, che non riescono ad avere un bambino nonostante sia forte il desiderio di diventare genitori. Per loro però c’è un’ottima notizia. Gli aminoacidi presenti nella dieta agiscono direttamente sul recettore degli estrogeni nel fegato, attivandolo. Insomma, la nostra alimentazione svolge un importante ruolo per la fertilità.

Lo studio dell’Università degli Studi di Milano è stato pubblicato su ‘Cell Metabolism’ ed è davvero un punto di svolta. Perché da tempo si sapeva che il recettore degli estrogeni era nel fegato, ma nessuno aveva studiato questa molecola così attentamente.

La ricerca è stata fatta sui topi e mettendoli a regime ristretto si è notata una perdita di attività del recettore epatico degli estrogeni e una diminuzione di produzione dell’ormone epatico Igf-1 (o somatotropina), fino a livelli inadeguati per la normale progressione del ciclo e la preparazione della parete uterina all’impianto dell’uovo fertilizzato.  I topi, invece, successivamente alimentati con una dieta più ricca di proteine tornavano ad avere un ciclo fertile e a ripristinare la normale produzione di Igf-1.

Secondo gli esperti, il recettore degli estrogeni nel fegato agisce come sensore del metabolismo energetico, assicurando che la gravidanza avvenga solo in soggetti che abbiano una nutrizione adeguata.  Questo spiega, come mai, la pubertà sia precoce o tardiva e anche alcuni problemi di amenorrea. Il sospetto che ci fosse un legame così importante tra cibo e concepimento era già abbastanza chiaro, curando molti casi di anoressia. Maggi, il capo dei ricercatori ha dichiarato:

Questo studio ha implicazioni importanti per la spiegazione di alcune forme di infertilità dovute a diete povere di proteine e apre nuove prospettive per la comprensione delle alterazioni metaboliche che avvengono con la menopausa o in seguito a gravidanza, come il diabete post-parto. La conferma della centralità del recettore epatico degli estrogeni può aiutare la ricerca di nuovi farmaci.