Troppi antibiotici ai bambini in Italia

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Si è appena conclusa la 25esima edizione del Congresso Nazionale della Sipps, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale. Tra le tematiche affrontate, ciò che è emerso, tra l’altro, è un consumo eccessivo di antibiotici in età infantile. Tra le cause principali da un lato la difficoltà nell’individuazione della diagnosi microbiologica dell’infezione e dall’altro l’insistenza dei genitori. La prescrizione degli antibiotici è una scelta che non dovrebbe essere effettuata a cuore leggero, specie in vista degli effetti collaterali. Ciò ad esempio può essere causa di un aumento delle resistenze batteriche che oltre che sulla salute individuale, in un certo qual modo, influisce anche sulla pubblica sanità.In una classifica fra gli Stati risulta a questo proposito che l’Italia rivesta posizioni predominanti con una consolidata resistenza ad alcuni batteri tra i quali lo Streptococco, lo Stafilococco, l’Escherichia. Tale situazione è predominante maggiormente al Centro-Sud rispetto che al Nord. Fermo restanto che gli antibiotici rivestano un ruolo di grandissima importanza e che in passato abbiano reso possibile la guarigione da numerose malattie credute un tempo letali, nella società attuale vengono spesso utilizzati anche per fini diversi rispetto quelli ritenuti corretti comportando, potenzialmente, una serie di effetti collaterali da tenere sotto controllo. Nel caso in cui vengano somministrati per troppo tempo infatti il bambino potrebbe sviluppare una sorta di allergia al farmaco.

Quella che bisognerebbe utilizzare in situazioni del genere è una buona dose di razionalità, utilizzando tutte le accortezze del caso, come il rispetto degli intervalli di tempo tra un’assunzione e l’altra ed il fatto di associare dei fermenti lattici che aiutino nel proteggere l’equilibrio della flora batterica intestinale. Dai dati emersi in occasione del Convegno ben l’88,7% delle prescrizioni antibiotiche in età infantile viene eseguita dal pediatra, nel 61,2% dei casi, e dal medico di famiglia, nel 27,5%. Tali prescrizioni, nella maggioranza dei casi, riguardano la cura di infezioni respiratorie.

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