Infanzia difficile? Problemi di salute da adulto

di Martina 2

abuso di bambinaSecondo i risultati di uno studio, che ha coinvolto circa 1000 persone che sono state esaminate dalla nascita fino al compimento del 32° anno di età e condotto da alcuni scienziati dell’Istituto di Psichiatria del King’s College di Londra (Uk) i bambini che durante l’infanzia hanno subito abusi, violenza, abbandono o altre avversità possono avere problemi in età adulta a livello di sistema immunitario e nervoso. Questo vuol dire esposizione a diverse malattie.
Al compimento dei 32 anni chi aveva subito traumi infantili aveva mostrato

due volte maggiore di sviluppare la depressione, infiammazioni croniche e markers metabolici che manifestavano un aumentato rischio di problemi di salute in generale. Tutti e tre questi fattori, sottolineano i ricercatori, sono associati alla risposta fisiologica allo stress che predice un elevato rischio di patologie legate all’età, come per esempio le malattie cardiovascolari, diabete, demenza e altre.
I bambini maltrattati avevano due volte maggiori probabilità di sviluppare depressione e infiammazioni croniche. I bambini che avevano vissuto condizioni di povertà o isolamento sociale avevano due volte maggiori probabilità di mostrare markers di rischio metabolico da adulti

Il dr. Andrea Danese, psichiatra e coordinatore dello studio ha dichiarato

viviamo una vita sempre più lunga e i nostri anni extra di vita dovrebbero essere sani, produttivi e piacevoli, non anni di malattia e disabilità. In questo studio, abbiamo osservato che le esperienze dell’infanzia possono incidere sulla salute in età avanzata, a prescindere dai fattori di rischio che le politiche sanitarie stanno attualmente valutando

Indubbiamente l’infanzia e l’adolescenza rappresentano due tappe importantissime ed estremamente delicate; sarebbe il caso, visti anche i risultati di questo ultimo studio, di eviatre qualsiasi tipo di comportamento violento e di sgridare i bambini solo se effettivamente necessario. Questo non significa dire sempre “Sì” ma valutare con attenzione caso per caso.

Via|La Stampa