Lo sviluppo del linguaggio: dal pianto alle prime frasi

di Redazione 3

sviluppo-linguaggio-bambinoOrmai il tuo piccolo ha circa sei mesi e tu sei in trepida attesa della sua prima parola, le tue amiche ti fanno racconti da guinness dei primati sui loro figli che già parlano e sono poco più grandicelli del tuo e tu pensi ma cosa avrà il mio piccolo? Partiamo con il dire che ogni individuo è diverso dall’altro che le tappe dello sviluppo del linguaggio, come quelle dello sviluppo motorio, non seguono un calendario preciso, ma variano da bambino a bambino. Non ce n’è uno più o meno intelligente, è solo una questione di tempi, mio figlio non ha proferito parola fino a circa ventuno mesi, poi un giorno all’improvviso ha iniziato a parlare e non ha più smesso!

Le tappe dello sviluppo del linguaggio iniziano con il pianto che il primo modo di comunicare tipico dei neonati, con il pianto il piccolo comunica e si relaziona con il mondo esterno, ci fa capire se ha fame o sonno, se ha mal di pancia o se vuole solo un pò di coccole.
Verso i 7-9 mesi si passa alla fase della lallazione, quel magico momento in cui i nostri bambini iniziano a sillabare e ripetere sempre le stesse due lettere: ma-ma-ma, pa-pa-pa, ta-ta-ta. Questi esperimenti verbali permettono al neonato di scoprire come usare la bocca e la lingua per articolare qualche suono e gli fanno anche prendere coscienza di se stesso. Questa fase è comune per tutti i piccoli, che siano italiani, cinesi o americani, solo successivamente lo sviluppo del linguaggio si plasmerà sulla lingua madre del piccolo.

Generalmente verso i dodici mesi il nostro piccolo ci regalerà la sua prima parola, che solitamente sarà mamma o papà, parole che ascolta ogni giorno e facili da ripetere, spesso le dirà nei momenti di rabbia per poi affinarne l’uso ed usarle per far comprendere le sue esigenze, probabilmente conierà anche nuove parole tipiche del bambinese. Non preoccuparti e non ostinarti a cercare di correggerlo, lo farà lui stesso quando sarà pronto. In questa fase inizierà ad accostare due parole per farci capire cosa desidera, tipo mamma-pappa o mamma-ninna.

In principio il suo vocabolario sarà molto ristretto, circa una ventina di parole, e non meravigliarti se all’improvviso sembra come dimenticare qualche parola che ha usato fino al giorno prima, le ritroverà più avanti. E’ infatti solo verso i due anni che i bambini inziano a fare sul serio e a cominciare ad articolare meglio i loro pensieri e di conseguenza anche il loro linguaggio: iniziano a esprimersi attraverso frasi compiute abbastanza complesse (il loro vocabolario a questo punto dovrebbe essere composto da una cinquantina di parole). Sanno cosa vuol dire “mio” e “tuo” e sono capaci di descrivere diverse situazioni e stati d’animo della loro vita. Da questo momento in poi i bambini seguono il loro percorso personale affinando le capacità verbali e sperimentando la loro lingua madre.

Ma cosa possiamo fare noi per aiutarli?

  • Nei primi mesi di vita, si può stimolare il bambino parlandogli con calma e scandendo le parole, ripetendo alcuni concetti come mamma, papà o pappa, potrai leggergli alcune filastrocche modulando la voce sul significato delle parole, in questo modo pur non capendo il senso di quanto ascoltato il piccolo ne percepirà il contenuto emotivo.
  • Possiamo insegnare canzoncine ripetendole spesso, il piccolo eserciterà la memoria e tenderà a completare le nostre frasi con le parole mancanti.
  • La routine è fondamentale, i bambini sono molto schematici per quanto riguarda l’apprendimento e soprattutto selettivi, per questo quando sono più grandicelli amano vedere sempre lo stesso cartone animato oppure ascoltare sempre la stessa fiaba. In questo modo riescono ad immagazzinare meglio parole e concetti.
  • Dovrai avere pazienza, lasciare che il piccolo finisca di esprimere i suoi concetti e pensieri senza anticiparlo.