Partorire in casa, pro e contro

di Mariposa 2

neonato

 

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I nove mesi di gravidanza sono molto impegnativi, non solo da un punto di vista fisico ma anche organizzativo. Ci sono tantissime cose da fare e da decidere, tra cui scegliere il tipo di parto e la struttura cui affidarsi. Negli ultimi anni si è tornati a una visione più naturale e fisiologica della gestazione, abbandonando l’idea di medicalizzazione a tutti i costi. È proprio in quest’ottica che le donne e il personale sanitario stanno rivalutando il parto in casa. Quali sono i pro e i contro di dare alla luce il proprio bambino tra le mura domestiche?

Sicuramente quella del parto è un’esperienza unica e molto personale. Rispettare il proprio corpo, i suoi ritmi in un ambiente familiare, senza interferenze e stress di qualunque genere (banalmente anche solo il cambio turno dell’ostetrica o il rumore causato da un’altra donna intenta a partorire nella sala travaglio accanto alla propria) è fondamentale. Chi ha partecipato a un corso di accompagnamento alla nascita o ha già figli sa bene che non esiste un parto uguale all’altro e l’ambiente gioca un ruolo molto importante, perché contribuisce a mettere la donna ancor più a suo agio. È possibile partorire nel proprio letto o magari nella propria vasca da bagno.

Se quest’avventura fino a 50 anni fa era assolutamente normale, oggi presenta però numerosi limiti. Prima di tutto è un’esperienza che può essere affrontata solo se la gravida ha una situazione clinica “ottimale”, ovvero la gestazione si è svolta in modo fisiologico per tutti i nove mesi e non ci sono problemi che possono far sospettare l’insorgere di una patologia. La residenza deve essere vicina a un ospedale, per poter appoggiarsi in ogni momento a una struttura medica.

È poi in portante la presenza di un’ostetrica a domicilio. Questo forse è il problema principale. Le strutture sanitarie non hanno abbastanza personale per poter garantire questo servizio gratuitamente, ne consegue che chi desidera fare quest’esperienza deve rivolgersi privatamente a una professionista e quindi sobbarcarsi gli eventuali costi. Infine, ricordiamo che come per il parto in acqua, il parto in casa in linea di massima presuppone un parto eutocico, ovvero senza epidurale ed episiotomia.

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