Mamma lavoratrice e papà casalingo? I bambini sono più liberi

di Redazione 2

padri casalingh

Il numero dei mammi, ovvero dei papà che restano a casa ad occuparsi dell’accudimento dei figli e, si spera, delle faccende domestiche è in costante aumento, almeno nei paesi anglosassoni. A dirlo è uno studio pubblicato sullo statunitense Journal of Consumer Research secondo il quale nell’ultimo decennio è più che raddoppiato il numero di uomini che cedono il titolo di genitore lavoratore alla consorte. Certo il fenomeno non è ancora di massa ma pare che il numero degi papà casalinghi sia già sufficiente per delinearne un identikit.

Secondo lo studio citato infatti, gli uomini che si occupano dei figli a tempo pieno o quasi non hanno alcuna intenzione di farlo sulla falsa riga delle loro compagne ma adottano nella cura dei piccoli uno stile tutto loro, tipicamente maschile. I padri a tempo pieno infatti sembra concedano più spazio di quanto non facciamo noi mamme alla vita aria aperta, ai giochi e alla tecnologia.

Allo stesso tempo sembra tendano ad esercitare sui bambini un minore controllo rispetto alle loro compagne e che questo, contrariamente a quanto si può pensare, non equivalga ad esporli a maggiori pericoli quanto piuttosto ad agevolare nei piccoli lo sviluppo di nuove abilità e l’aumento della capacità di fronteggiare le piccole sfide che la quotidianità impone loro.

Sembra dunque che l’idea di affidare totalmente i piccoli al papà non debba terrorizzare le mamme lavoratrici (sappiamo bene quanto noi mamme italiane siamo spesso diffidenti a cedere il ruolo di educatrici) e che i papà che tremano alla sola idea di diventare “mammi” non abbiano alcuna ragione di temere che la loro virilità risulti sminuita dai loro compiti.

Allo stesso tempo, sottolineano i tabloid anglosassoni, si assiste ad una femminilizzazione dei luoghi di lavoro, dove il numero crescente di donne contribuisce a rendere l’atmosfera più empatica e i rapporti tra colleghi maggiormente centrati su dialogo e ascolto.

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