Malattie reumatiche in gravidanza: a Pavia un nuovo protocollo di cura

di Mariposa 1

Le malattie reumatiche autoimmuni sono molto diffuse. Pensate che ne soffrono circa 4 donne incinte su 100 e non lo sanno. Purtroppo queste patologie possono mettere a dura prova la salute delle madri ma anche del loro bambino, di conseguenza è auspicabile diagnosticarle e curarle prima della gravidanza. Quali sono i rischi? Possono provocare aborti spontanei, morti fetali e nascite premature, oltre a complicazioni anche molto gravi.

Sostiene questa tesi il Policlinico San Matteo di Pavia, che sta conducendo uno studio dal 2005, coinvolgendo 2.500 donne. La ricerca ha dimostrato la presenza di malattie reumatiche non diagnosticate nel 4% delle donne seguite e ha permesso di inserire le future mamme nel programma di gravidanza a rischio.

Con la salute non si scherza, anche se spesso si tendono a trascurare alcuni sintomi, perché lievi. Questo è un bel problema, perché le malattie reumatiche a volte sono così insidiose che si fa davvero molta fatica anche a diagnosticarle. Ora, grazie a questo studio tutto dovrebbe essere più facile. Dovrebbe essere possibile prevederle e soprattutto trattarle. Arsenio Spinillo, direttore di Ginecologia, ha dichiarato all’Ansa:

Il 4% delle donne in gravidanza ha una malattia che non sa di avere e che può avere conseguenze devastanti per la gravidanza. Alle donne è stato chiesto di compilare un questionario con una decina di domande al momento della prima ecografia, per selezionare proprio quelle colpite dalla malattia reumatica senza saperlo.

In questo modo è stato possibile curare e minimizzare i rischi che per il bambino possono essere mortali. Questa procedura (anzi meglio definirla protocollo) cambierà la vita di molte donne, che finalmente possono essere assistite nel modo più adeguato. In sette anni le donne sono passare da 2.500 iniziali a 3.940: di queste 165 sono risultate malate, e 153 sono riuscite a portare a termine la gravidanza avendo iniziato le terapie durante la gestazione. I risultati sono stati eccellenti, perché ciò vuol dire che su quasi 4 mila donne poco più di 10 hanno rinunciato al sogno di aver un bambino

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