Una fiaba araba: il principe serpente

di Redazione 1

Il mondo arabo è ricco di luoghi e tradizioni affascinanti e magici. Nelle fiabe arabe si ritrovano molti dei tratti tipici di questo mondo:  personaggi e ambientazioni che esprimono appieno la ricchezza e le sfumature delle culture e dei popoli arabi. Oggi, ho scelto di condividere con voi una fiaba persiana dal titolo Il principe serpente.

C’erano una volta un re ed un visir che erano vecchi amici. Un giorno le loro mogli scoprirono di aspettare un bambino e tutti insieme decisero che se fossero venuti al mondo un bambino e una bambina li avrebbero fatti sposare.
Ma al momento del parto, la moglie del re partorì un serpente, mentre la moglie del visir una bambina molto bella. Il serpente e la bambina, nonostante tutto,crebbero insieme: la bambina era felice del suo strano amico, per lei, infatti, il serpente non era un animale brutto e viscido.
Un giorno, quando erano grandicelli, i due stavano giocando insieme quando all’improvviso la pelle del serpente si ruppe, cadde a terra e uscì un bellissimo ragazzo.

Ma subito dopo, il ragazzo ritornò ad essere un serpente. Il re aveva assistito alla scena di nascosto e chiese alla ragazza di trovare un modo per far si che il figlio non diventasse più un serpente. Così, non appena il principe tornò umano, la ragazza bruciò in fretta la pelle di serpente. Il giovane, allora la guardò e scomparve in un lampo. Disperata, la ragazza non sapeva più cosa fare e a chi chiedere aiuto. Un giorno la fanciulla incontrò per caso una vecchia maga, che le disse:
«So che il tuo amato è lontano da qui! Se vorrai ritrovarlo dovrai consumare sette paia di scarpe!»
La ragazza allora partì subito e attraversò strade, foreste e deserti e non appena ebbe consumato il suo settimo paio di scarpe, si ritrovò vicino ad un castello grigio, arroccato su una montagna. Nel giardino del castello c’era un leone malaticcio e affamato che le chiese qualcosa da mangiare: lei, allora,  gli lanciò l’ultimo pezzetto di carne che le era rimasto. Poi incontrò sul suo percorso delle formiche che le chiesero di aiutarle a ricostruire il formicaio. La fanciulla non si tirò indietro. Arrivata sulla soglia del castello, la porta scricchiolava e lei dovette usare l’olio che aveva per oliarla bene ed aprirla.

Entrò finalmente nel castello, in cui viveva un genio brutto e cattivo, che aveva rapito ed imprigionato il principe. La giovane trovò il principe incatenato e lo liberò. Ma il genio malvagio li inseguì per non farli scappare. Ordinò alla porta di chiudersi, ma la porta gli rispose: «La giovane mi ha dato l’olio ed ha avuto cura di me, non posso imprigionarla!» Allora il mago disse alle formiche di fermare i fuggitivi ma le formiche risposero: «Non possiamo farle del male, lei ci ha aiutato!» Infine il genio urlò al leone di sbranare la giovane ed il principe ma il leone disse: «No, non posso, lei mi ha dato sfamato!» Il genio dovette arrendersi e in colpo si dissolse nell’aria. La ragazza e il principe riuscirono quindi a tornare a casa dove si sposarono e vissero felici e contenti.