Citomegalovirus in gravidanza, si può evitare l’aborto?

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Tra gli esami prescritti durante la gravidanza compare sempre il CMV, la sigla che sta per citomegalovirus. Più della metà degli italiani ha gli anticorpi e potrebbe aver combattuto questo virus senza essersene accorto. Il problema sorge in gestazione: contrarre l’infezione durante i nove mesi è molto rischioso per il bambino, perché potrebbe essere trasmesso al feto (citomegalovirus congenito). Quali sono i danni? Possono essere di diverso genere, tra cui malformazioni, ritardo mentale, sordità congenita o corioretinite.

La domanda a questo punto è la seguente: si può prevenire? E soprattutto esiste un’alternativa all’aborto? Una corretta igiene è la prima cosa, perché il CMV si trasmette attraverso i fluidi corporei. Durante la gravidanza, di conseguenza, bisogna fare una serie di esami del sangue, per misurare gli anticorpi specifici, detti immunoglobuline (IgM e IgG). Da quest’analisi si capisce se è in corso l’infezione o se è stata riattivata l’infezione. A questo punto occorre fare il test di avidità (o avidity test) che permette di sapere se l’infezione si è avuta nei tre mesi precedenti o se è avvenuta anteriormente.

È qui il punto più importante: se il contagio è avvenuto prima della gravidanza, il rischio è inferiore all’1 percento, se invece è avvenuto in gravidanza, bisogna assolutamente rivolgersi a un centro specializzato. Se ci si trova nei primi mesi di gestazione, il consiglio più frequente è quello di interrompere una gravidanza. Purtroppo solo l’amniocentesi può verificare l’infezione fetale e ciò vuol dire attendere almeno la 16esima settima di gravidanza.

Esiste una cura? Certamente. Consiste nella somministrazione di immunoglobuline specifiche, per evitare che l’infezione passi dalla mamma al bimbo. Il trattamento deve essere iniziato in pancia e proseguito dopo la nascita. In questo modo è possibile ridurre al minimo i danni. C’è però un problema, questa soluzione è considerata una terapia sperimentale. Ciò vuol dire che le signore che non vogliono abortire e desiderano tentare questa strada devono ricorrere alla cura privata.