Translucenza nucale: cos’è e valori limite

 
Ishtar
9 gennaio 2014
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Translucenza nucale Translucenza nucale: cosè e valori limite

Con il termine translucenza nucale si intende una fessura posta sulla cute del feto, in prossimità della nuca, che contiene della linfa. Durante il periodo gestazionale, precisamente tra le 11 e le 13 settimane, può accadere che il liquido aumenti, segno questo che con molta probabilità il feto possa essere oggetto di anomalie cromosomiche, come ad esempio la sindrome di Down, o di malformazioni congenite.

Come si misura la translucenza nucale

La translucenza nucale può essere misurata grazie a un esame ecografico di controllo mirato a verificare la presenza o meno di anomalie cromosomiche nel feto. Quest’ultimo viene effettuato tra l’undicesima e la quattordicesima settimana di gravidanza e basa i suoi risultati su un calcolo probabilistico. Se però incrociata con i risultati cromatici derivanti dal bi test può fornire dati molto più precisi, ecco perchè sono molte le future madri che decidano di optare per tale controllo prima di effettuare esami più invasivi come ad esempio l’amniocentesi o la villocentesi. Si svolge come una normale ecografia ed è quindi indolore e priva di rischi sia per la mamma che per il feto.

Costo

Il controllo ecografico in questione non rappresenta un esame troppo economico, il costo, medio-alto, si aggira tra i 70 ed i 200 euro, in base al fatto che la struttura alla quale ci si appoggi sia pubblica, nel primo caso, o privata, nel secondo.

Translucenza nucale valori limite

Tale ecografia permette dunque di misurare le dimensioni della fessura che, nei feti in buon salute, si aggira tra 1.1 mm e 1.4 mm. Non è semplice stabilire quale sia il valore oltre il quale si possano scongiurare rischi per il bambino, anche se la maggior parte dei medici sia concorde nello stabilire in 2.5 mm la soglia massima.

Duo Test

Come accennato in precedenza il test della translucenza nucale non è in grado di fornire dati certi. Tuttavia, se associata al bi test (o duo test), ossia a un prelievo del sangue materno che mira ad individuare il dosaggio di due sostanze, la Free-beta hCG  e la PAPP-A, può produrre risultati più dettagliati. Nel caso di presenza di malattie cromosomiche del feto la prima risulta infatti aumentata mentre la seconda diminuita.

Tri test

Il tri Test altro non è che un esame, i cui risultati sono anch’essi basati su un calcolo probabilistico, che permette di sapere quale sia la possibilità di avere un bambino affetto da anomalie cromosomiche. Si basa sull’individuazione del dosaggio di tre ormoni presenti all’interno del sangue materno, le Beta HCG, l’estriolo e l’alfafetoproteina e si effettua tra la 15° e la 17° settimana di gravidanza. Viene eseguita sulla base dell’analisi delle tre sostanze appena citate unitamente alla valutazione di altri fattori come l’età della madre o il fatto che sia una fumatrice.

ematici del bitest
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Photo Credit | Thinkstock

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