Cristiana Rastellini, supermamma italiana in America

 
Treditutto
1 agosto 2011
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Cristiana Rastellini mamma in carriera

Lei è una ricercatrice affermata con una brillante carriera, dirige il Centro per la ricerca nei trapianti del Dipartimento di chirurgia dell’università del Texas, e ha solo 46 anni. Sempre lei ha anche un marito, quattro figli, un cane e un gatto. Fantascienza? In America no, almeno per Cristiana Rastellini.

Nella classifica stilata a maggio di quest’anno da workingmother.com delle dieci ”donne che hanno raggiunto i più alti meriti nelle loro carriere e hanno parallelamente cresciuto con successo una famiglia“, le cosiddette Supermoms d’America, troviamo infatti, per la prima volta, un’italiana: proprio la dottoressa Cristiana Rastellini.

La Rastellini comincia il suo percorso professionale al Policlinico Umberto I di Roma per poi trasferirsi nel 1992, insieme al marito, a Pittsburg (Pennsylvania), nel più grosso centro di trapianti del mondo. Da quel momento in poi, la sua carriera è stata in continua ascesa, fino ad arrivare ad ottenere la direzione dei trapianti cellulari e della ricerca a Houston, nonché il prestigioso riconoscimento di Workingmother che, l’anno scorso, vedeva nella top ten anche la first lady Michelle Obama.

Eppure, nella vita di Cristiana Rastellini, ci sono anche Pietro Antonio di 17 anni, Francesco di 10, Vittoria di 7 e Alessandro di 4. E la domanda nasce spontanea: ma come fa? Con organizzazione e flessibilità, un marito che la supporta, l’aiuto delle nonne e di una collaboratrice domestica, ma soprattutto un sistema molto diverso da quello a cui siamo abituate noi donne italiane.

Negli Stati Uniti, la supermamma racconta di aver sempre trovato un asilo nido vicino al posto di lavoro, il che le ha permesso di prendere non più di due mesi di maternità per ciascun figlio, ma di poterli continuare a vedere nelle pause allattandoli fino ad un anno di età; inoltre, un efficientissimo sistema di trasporto scolastico e attività sportive vicino casa l’hanno aiutata a conciliare in maniera ottimale i suoi impegni di mamma con quelli ricercatrice.

È anche vero che la dottoressa Rastellini non può certo essere considerata una “mamma media”, per condizioni economiche e status sociale, ma è altrettanto vero che la carriera che si è meritatamente costruita in America ben difficilmente sarebbe stata realizzabile in Italia.

Non avrei mai potuto avere in Italia la carriera che ho avuto qui. A 32 anni avevo già ricevuto milioni di dollari dal governo americano per la mia ricerca e a 40 ero uno dei più giovani professori ordinari in chirurgia degli Stati Uniti. Soprattutto, non credo che avrei potuto fare tutta la ricerca che ho fatto e le mie scoperte, magari piccole, sono sempre delle tessere di un puzzle per poter curare malattie come il diabete.

Infine, ma forse dovremmo dire soprattutto, sentite sempre dalle sue parole che tipo di mentalità è condivisa negli Stati Uniti:

In America ho trovato un grande rispetto per le donne che lavorano e non mi sono mai sentita discriminata o penalizzata dal fatto di avere una famiglia così complessa. Le donne che hanno anche una famiglia qui guadagnano più stima e rispetto da parte dei colleghi e dei superiori. Queste donne vengono subito identificate come dinamiche, risolutrici, multifunzionali, razionali e pratiche e tutto ciò e visto come un grande vantaggio nel lavoro.

Pensando all’Italia, dove se sei una giovane donna sei discriminata perché potenziale madre, se hai un figlio sei guardata con sospetto perché potresti a breve averne un altro, e se hai più di un figlio sei tagliata fuori perché sicuramente inaffidabile, viene da pensare che a separarci dagli Usa, almeno per questo aspetto, sia ben più di un oceano.

[Fonte: Adnkronos]

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