Videogiochi per bambini: brain games sviluppano l’intelligenza

di Redazione 3

Brain games, giochi di memoria, rompicapo, ovvero quei giochi elettronici che si basano sull’abilità di ragionamento, memoria e problem solving che impazzano sulle console domestiche, in primis Nintendo Ds e Nintendo Wii.

Alzi la mano chi non si è mai cimentato in un brain training per poi alla fine vedersi assegnare un’età cerebrale doppia rispetto a quella anagrafica.

Secondo uno studio pubblicato sull’autorevole rivista Pnas – Proceding of the National Academy of Sciences, i giochi allena la mente sono davvero in grado di avere effetti benefici sull’esercizio mentale quotidiano tanto che una “sessione intensiva” produrrebbe miglioramenti delle capacità cerebrali per almeno i 3 mesi successivi.

Lo studio è stato condotto ad Ann Arbor, dai ricercatori dell’Università del Michigan su bambini in età scolare compresa tra gli 8 e i 9 anni. Scopo della ricerca era stabilire se questi giochi elettronici riescono davvero a sviluppare l’intelligenza in una fase di crescita dove lo sviluppo delle capacità mentali e di memoria risponde meglio agli stimoli esterni. Non solo i brain trailer si sono confermati come strumenti utili all’incremento dell’intelligenza ma l’esperimento è stato utile per ipotizzare un indicazione terapeutica nel trattamento di bambini con deficit di attenzione, memoria e lavoro mentale.

Gli psicologi Susane Jaeggi, Martin Buschkuehl, John Jonides e Priti Shah hanno diviso i bambini in 2 gruppi: il primo ha effettuato test d’intelligenza con i brain games e il secondo si è cimentato con il classico vocabolario e nozioni di cultura generale.

Dopo un mese di esercitazioni, effettuate per 15 minuti al giorni e per 5 giorni alla settimana i dati raccolti hanno confermato che lo sviluppo mentale è dettato dalla risposta individuale di ogni bambino, ma complessivamente ha mostrato come il gruppo che si è cimentato con i giochi elettronici avevano acquisito un’abilità maggiore nel risolvere test sul ragionamento astratto e di problem solving rispetto ai bambini che si erano esercitati con il vocabolario e con la cultura generale. E quello che ha più impressionato è che questa maggiore capacità di ragionamento si è manifestata a oltre 3 mesi dall’esperimento.