Lo spot della Vodafone è diseducativo?

di Redazione 4

Lo spot della Vodafone è l’esempio di come i genitori non dovrebbero educare i figli.

A  prendere questa presa di posizione è la Società Italiana di Pediatria (SIP) che – dopo ululanti proteste di genitori e pediatri apparse nei giorni scorsi su blog e social network – scende in campo contro il messaggio pubblicitario lanciato dall’azienda produttrice di telefonini. Lo spot mostra un bambino che in assenza dei genitori ne combina di tutti i colori, i quali s’interrogano e alla fine accennano a un sorriso comprensivo.

Secondo il Presidente della SIP Alberto G. Ugazio:

Lo spot appare come un messaggio a sostegno dell’incapacità dei genitori di dare delle regole certe ai propri figli, di insegnare ciò si fa e ciò che non si fa sin dalla più tenera età. Inoltre è un esempio molto negativo per i bambini che vedono tollerati (ed addirittura apprezzati) comportamenti che devono invece essere fortemente censurati. L’educazione è apprendimento delle regole, che avviene in primo luogo in famiglia, e dalle quali il bambino riceve la sua individualità sociale.

Per il Segretario della SIP Rino Agostiniani

Stiamo vivendo un periodo storico di ‘emergenza educativa’, con genitori spesso talmente fragili ed emotivi da ritrovarsi incapaci di porre regole, di predisporre con autorità e solidità quei paletti che consentono al bambino di orientarsi una volta adulto. La conseguenza di questa situazione è una generazione di bambini in crisi, arroganti ed aggressivi, ma al tempo stesso incapaci di sostenere le minime frustrazioni. La SIP, vuole prendere spunto dallo spot, per lanciare un appello ai genitori affinché diano ai figli regole certe, elemento fondamentale per assicurare una vita migliore da adulti.

Ma la Vodafone non ci sta, e precisa:

Ci spiace che lo spot sia stato frainteso nei messaggi e nei contenuti e, come sempre, terremo in considerazione le segnalazioni che giungono alla nostra attenzione. Il messaggio contenuto nella rappresentazione pubblicitaria è solo uno spot e, come tale, estremizza le situazioni senza avere la pretesa di rappresentare la realtà né tantomeno un modello. La pubblicità in questione semplicemente racconta in modo giocoso una situazione familiare paradossale, in cui la preoccupazione dei genitori per le marachelle del bambino si trasforma in un gesto di affetto, non di approvazione, quando vedono l’immagine del cuore e della famiglia.

Certi di non fare pubblicità ne pro ne negativa (tanto lo spot si vede ovunque) ci interessa capire se la televisione aiuta il lancio di modelli sbagliati soprattutto quando sono i piccoli ad esserne protagonisti. Però mi chiedo: tutti i film, da Dennis la minaccia a Mamma ho perso l’aereo, da Piccola Peste a Viceversa, cosa sono a confronto di 30” di pubblicità?