Come scegliere l’ospedale in cui partorire?

di Redazione 3

Scegliere l’ospedale in cui partorire è un passaggio molto importante e va fatto con un certo anticipo, perché le cose da considerare sono tante. Per esempio, i servizi offerti: c’è la sala per il parto in acqua, fanno assistenza per il parto a casa, c’è la possibilità di fare l’epidurale, l’ospedale ha una neonatologia ben strutturata? Sono tutte domande, che le mamme devono imparare a porsi.

Per avere un quadro più completo della situazione italiana, sfruttiamo i dati di un nuovissimo studio:  “Percorso nascita, indagine civica sulle prestazioni sanitarie. Focus sugli screening neonatali”. È stato condotto in 51 strutture, di cui 31 ospedali, 12 Asl e 5 policlinici scientifici.  È emerso che i tempi d’attesa per gli esami in gravidanza sono abbastanza lunghi: c’è molta differenza tra pubblico e intramoenia (la nuova formula di privato). Nel pubblico si può attendere da 15 giorni a 90, mentre provatamente si ottiene la visita nell’arco di 48 ore.

Si consiglia sempre di appoggiarsi a un proprio medico di fiducia. Le visite ginecologiche variano anche di 100 euro. La famosa spina nel fianco italiana è il taglio cesareo. Il tasso medio nazionale è del 38 percento, ciò vuol dire che esistono Regioni in cui più della metà delle donne partorisce così, senza bisogno. Le province virtuose sono Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana.

Vuoi l’epidurale? Scegli bene l’ospedale perché potresti non usufruire del servizio. Ci sono strutture che non la praticano, strutture che non hanno un anestesista di notte a disposizione, ecc. Risultato? Il 72 percento degli ospedali sostiene di dare questo servizio, peccato che solo le strutture con più di 2500 parti l’anno lo garantiscono H24.  Una volta nato il bambino, l’avventura di una di una mamma non si conclude. Ormai l’84 percento dei reparti garantisce il rooming-in, però spesso non c’è assistenza nella prima fase di allattamento. Il neo si chiama screening neonatale: il 64 percento dei punti nascita non esegue il test del riflesso rosso, mentre lo screening audiologico è eseguito nei centri più grandi e nella metà di quelli piccoli.

 

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