Sant’Antonio Abate, la leggenda per i bambini

di Fabiana Commenta

Si celebra il 17 gennaio la ricorrenza di Sant’Antonio Abate, protettore degli uomini e degli animali domestici: fondatore del monachesimo, sant’Antonio, nato in Egitto, morì nel deserto della Tebaide il 17 gennaio del 357. 

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L’iconografia lo rappresenta accanto a un maialino con un campanellino al collo tanto che ancora oggi i festeggiamenti in onore del santo coincidono con la benedizione degli animali e con l’accensione di falò purificatori che indicano la volontà di rinnovarsi lasciandosi alle spalle il passato.

Secondo la leggenda, in questa notte gli animali acquisiscono anche la facoltà di parlare, ma sarebbe di cattivo auspicio avvicinarsi a loro e ascoltare le loro voci per cui anche in passato i contadini non si avvicinavano neppure alle stalle in un’occasione del genere. 

I festeggiamenti legati alla figura di Sant’Antonio risalgono al Medioevo e i falò rievocano proprio il miracolo compiuto da Sant’Antonio quando aveva messo in fuga gli invasori stranieri trasformando le querce in grandi torce.

Risale poi al Medioevo l’usanza di benedire i maiali, usanza che successivamente fu collegata al santo: in Germania ogni villaggio allevava a proprie spese maiale da destinare all’ospedale, dove prestavano il loro servizio proprio i monaci di sant’Antonio.

Quando i comuni vietarono la circolazione dei maiali in città, si fecero carico dell’allevamento di un maiale di proprietà dei monaci di Sant’Antonio. Il maiale assunse allora un valore simbolico perché chiunque l’avesse rubato, sarebbe stato punito da Sant’Antonio con la malattia, il fuoco di Sant’Antonio, un fastidioso sfogo pruriginoso della pelle molto simile alla varicella.