Oms al lavoro per rivedere i tassi relativi ai tagli cesarei

di Redazione 1

Il parto cesareo è sempre un tema che fa molto discutere! Per questo motivo l’Organizzazione mondiale della sanità ha deciso di mettere mano alla soglia, per fissare un nuovo limite che sia reale e soprattutto in linea con quelle che sono le nuove tendenze.

La quota massima nel 1985 è stata fissata al 15% poi non c’è Paese occidentale che riesca pienamente a rispettarla. Noi, italiani, la doppiamo (39% per l’esattezza è la media nazionale). Gli scienziati sono al lavoro già da diversi anni e stanno vagliando tutte le possibilità, esaminando i dati raccolti. Avremo la comunicazione ufficiale solo nel 2012 di quelle che saranno le nuove indicazioni. Intanto Mario Merialdi, esperto che all’interno della World Health Organization, dà una piccola anticipazione.

 Non avremo più un tasso unico ma probabilmente una serie di metodologie che permettano ai Paesi e ai ministeri della Sanità di quantificare quelli che sono i tassi di taglio cesareo appropriati in diversi ospedali e realtà.

Ci saranno quindi dei tassi su misura, che terranno in considerazione l’età delle donne, l’identikit delle pazienti e anche il contesto.  Per esempio, tornando al dato italiano. È vero il tasso è alto, ma bisogna considerare anche il tipo di ospedale. Per esempio, una struttura specializzata in gravidanze a rischio avrà un numero superiore di cesari. In Mangiagalli, celebre ospedale milanese, si arriva anche a quota 41%. Le cifre cambiano con il cambiare degli ospedali: 33% al Sacco, 32% al San Raffaele, 29% al San Carlo.