Italia e crisi economica, è crollo delle nascite

di Fabiana Commenta

È crollo delle nascite in Italia, mai così basse come in questo momento: lo scorso anno sono stati registrati 100mila bambini in meno nati rispetto al 2008 e sembra che anche quest’anno le cose non cambieranno. 

I dati emersi dalla ricerca condotta dall’Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia) e dal Movimento internazionale ‘Uniti per Unire’ in collaborazione con Claudio Manna, ginecologo ed esperto di infertilità e docente a Tor Vergata in tecniche di Fecondazione assistita confermano che il crollo delle nascite è anche dovuto in particolare a cause di carattere economico. 

Nessuna misura annunciata o attuata dal Governo sembra essere riuscita a invertire un crollo del genere e le nascite per lacrima volta cominciano a calare anche fra le donne immigrate, con una media di meno di 2 figli a coppia negli ultimi 10 anni.  

La ricerca mette in evidenza che in Italia lo scorso anno sono nati 100mila bambini in meno rispetto a otto anni fa passando dai 576 mila nati del 2008 ai 474mila nati del 2016. Il tasso di fecondità generale calcolato sulle donne in età procreativa dal 2011 al 2015 è sceso anche in proporzione alla diminuzione del lavoro. 

Insomma incrociando i dati non è facile immaginare che il crollo sia stato causato anche dalla crisi economica che non consente di avere la sicurezza di poter mettere al mondo dei figli. 

E quando arriva un minimo di sicurezza, intorno ai 35 anni, l’età potrebbe anche diventare un elemento controproducente ai fini della procreazione. 

Il dottor Alberto Villani, presidente della Sip ricorda che il periodo di massima fertilità femminile è compreso tra i 18 e i 28 anni e successivamente si va incontro a un progressivo declino. 

Ciò significa che anche il procrastinare dell’età potrebbe incidere sul calo di nascite. 

Le cause economiche sembrerebbero però non essere sufficienti a giustificare un crollo del genere anche perché Villano parla della mancanza della procreazione “culturalmente e socialmente assistita”, cioè della mancanza di attenzione dei confronti delle donne che una volta diventate madri vengono in qualche modo penalizzate dalla presenza di un figlio. 

Insomma le donne cominciano a pensare ai troppi problemi a cui vanno incontro nel momento in cui diventano madri senza poter riuscire a recuperare e conciliare i ruoli che avevano prima a partire dalle problematiche si riscontrano sul lavoro.

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