Gravidanza oltre termine, come comportarsi?

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La durata media di una gravidanza è di 40 settimane (280 giorni), tempo necessario al feto per svilupparsi completamente.

Sebbene la Federazione Internazionale di Ostetricia e Ginecologia (FIGO) definisca “oltre termine” una gestazione che supera la 42ª settimana, nella pratica clinica si fa riferimento alla scadenza della 40ª settimana dalla data presunta del parto (DPP).

gravidanza oltre termine

L’importanza di una datazione corretta

Poiché i cicli mestruali non sono sempre regolari, il concepimento può non avvenire esattamente al 14° giorno. Per questo motivo, l’indicazione più precisa per stabilire la DPP non è solo la data dell’ultima mestruazione, ma l’ecografia del primo trimestre (eseguita tra la 10ª e la 12ª settimana), nota infatti come ecografia di datazione. Risulta essere quindi importante riuscire a capire esattamente quando è avvenuto il concepimento per una datazione corretta della gravidanza.

Quali sono, a questo punto, il potenziali rischi dopo la 40ª settimana? Se il travaglio non si avvia spontaneamente, prolungare eccessivamente la gestazione aumenta il rischio di alcune complicazioni. In primis si parla di senescenza placentare, ossia una progressiva riduzione dell’ossigeno trasportato al feto. Non solo perché piò verificarsi una compressione del cordone ombelicale, dovuta alla fisiologica diminuzione del liquido amniotico. Attenzione anche alla sindrome da aspirazione di meconio. In quest’ultimo caso in condizioni di stress il feto può emettere meconio che, se accumulato nei polmoni per la scarsità di liquido, causa sofferenza fetale. Spesso si può anche incappare in una distocia della spalla, qui le dimensioni del bambino possono superare lo spazio del bacino materno, aumentando il rischio di traumi da parto. Infine c’è maggiore probabilità di parto operativo (ventosa o cesareo) e di lesioni perineali dovute alla macrosomia fetale.

Controlli e monitoraggio

Per prevenire queste complicanze, tra la 38ª e la 40ª settimana iniziano controlli periodici (ogni 3-4 giorni se tutto è nella norma) che comprendono la cardiotocografia, per registrare il battito cardiaco fetale; l’ecografia, per valutare i movimenti attivi fetali (MAV) e l’indice del liquido amniotico (AFI), che deve mantenersi tra i 5 e i 20 cm.

Se il travaglio non si avvia spontaneamente, tra la 41ª e la 42ª settimana si procede con l’induzione medica, differenziata in base alle condizioni della cervice. Ci si affida alle prostaglandine che sono principalmente per le primipare con collo dell’utero chiuso. Somministrate per via orale o vaginale (gel o benderelle), favoriscono la maturazione della cervice e l’avvio graduale delle contrazioni. Altrimenti spazio a amnioressi e ossitocina, soluzione ideale per le pluripare o in presenza di un collo uterino già appianato. Consiste nella rottura artificiale delle membrane combinata alla somministrazione endovenosa di ossitocina per intensificare le contrazioni e accelerare la dilatazione.

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