Filastrocche sulla scuola in rima per i bambini

di Redazione Commenta

Manca meno di un mese all’inizio della scuola. Chi non è ancora tornato dalle vacanze lo farà a breve. Verrà, così, il tempo dei preparativi e dell’emozionante e trepidante attesa. Acquistare i libri, l’astuccio, lo zaino, il diario, e fantasticare su tutto ciò che di bello si imparerà sui banchi: questo vi aspetta. Perchè non accompagnare tale magico momento con qualche filatrocca a tema? I bambini potranno impararle a memoria e recitarle insieme a voi. Eccole tre tra le più divertenti filastrocche sulla scuola in rima per i bambini.

La partenza per la scuola

di Lina Schwarz

Arrivederci! me ne vado a scuola
a studiare; lo vedi, ho la cartella!
Che! ti dispiace ch’io ti lasci sola?
Non vuoi restar senza la tua sorella?…
Oh! sul tuo naso c’è una lacrimona;
non pianger, via, ritornerò, sii buona!
La mia bambola vuoi? la lascio a te;
tienla di conto, sai! (Povera me!…)

Una scuola grande come il mondo

di Gianni Rodari

C’è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri e professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, i temporali, le stelle.
Ci sono lezioni facili
e lezioni difficili,
brutte, belle e così così…
Si impara a parlare, a giocare,
a dormire, a svegliarsi,
a voler bene e perfino
ad arrabbiarsi.

Ci sono esami tutti i momenti,
ma non ci sono ripetenti:
nessuno puo’ fermarsi a dieci anni,
a quindici, a venti,
e riposare un pochino.
Di imparare non si finisce mai,
e quel che non si sa
è sempre più importante
di quel che si sa già.

Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi e anche tu sarai promosso!

Filastrocca settembrina

di Gianni Rodari

Già l’autunno si avvicina,
già l’autunno per l’aria vola
fin sulla porta della scuola.
Sulla porta c’è il bidello,
che fischietta un ritornello,
poi con la faccia scura scura
prova la chiave nella serratura,
prova a suonare la campanella…
Bambino, prepara la cartella!
Filsatrocca dello scolaro stanco
I bambini vanno a scuola
zitti, zitti, senza parola…
Con lo zaino e il cappello,
quando piove con l’ombrello.
Poi si siedono nei banchi,
ma son tristi e sempre stanchi.
Quando suona il campanello,
senti il solito ritornello
gridan tutti “e’ finita”,
e tutti corron all’uscita”

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