Come spiegare la guerra in Ucraina ai bambini

di Gio Tuzzi Commenta

L’era della digitalizzazione restituisce la possibilità di ricevere informazioni in tempo reale, da qualsiasi parte del globo. E’ questa, un’era, dove i new media, in cui la comunicazione immediata è fruibile da tutti, anche e soprattutto dalle new generation, i nati digitali, che della tecnologia, del virtuale e dell’informazione che da essi viene trasmessa, sono parte integrante. La televisione, che è il mezzo di comunicazione più conosciuto e fruibile, è la scatola dalla quale si attingono maggiore conoscenza. Ecco, che anche fenomeni come la guerra in Ucraina, diventano mediatica attraverso le immagini, i servizi e le interviste. I bambini, che sono esposti costantemente ad uno scenario del genere, necessitano di spiegazioni.

 

Ma come si può spiegare la guerra in Ucraina ai bambini? E’ giusto esporli in modo cosi diretto ad avvenimenti cosi spaventosi? Secondo gli esperti, i bambini, sono perfettamente in grado di comprendere le dinamiche della guerra, e in particolare in un’era come questa, dove l’esposizione mediatica è totale, diventa necessario rispondere alle domande dei più piccoli, e a tutti loro perché. Negare l’evidenza, o nascondere la verità, potrebbe solo contribuire a creare una crepa tra l’adulto e il bambino, che invece, nella figura di riferimento genitoriale e non solo, ripone fiducia assoluta.

 

L’ignoto, acuisce la paura, e spinge a formulare delle congetture che potrebbero aumentare lo stato d’angoscia del bambino. Diventa dunque necessario spiegare nel dettaglio, utilizzando un linguaggio appropriato e fruibile, il senso della guerra, le cause, e le conseguenze. I bambini, che vengono inondati da un flusso di informazioni costanti, tendono anche a perdere la concezione dello spazio e dei confini: immaginano dunque, che anche le loro case potrebbero essere bombardate, che i loro padri saranno arruolati, e che potrebbero perdere la loro casa, la loro famiglia e la loro vita.

 

Tenere i bambini lontano dalla verità, significa confonderli: il bambino, che non comprende determinate dinamiche, è portato a trovarsi nel mezzo, tra la sua immaginazione e la sua verità e quella che gli viene nascosta dall’adulto, o raccontata solo in parte. Dunque, in relazione ad un evento come quello della guerra in Ucraina, diventa necessario spiegare quello che i bambini possono capire, ovvero che la guerra è comunque lontana, che non interessa direttamente il territorio in cui viviamo, ma che indirettamente questo fenomeno ci coinvolge. Questo anche per preparare i più piccoli all’accoglienza dei bambini ucraini nelle scuole e per favorire l’inclusione, e l’apertura verso il prossimo.