Il cinema 3D può servire per diagnosticare i disturbi oculari dei bambini

di Redazione 1

Quante volte il bambino ha chiesto di andare al cinema per vedere l’ultimo cartone 3D. Ci sono dei prodotti davvero incredibili e i piccoli di casa ne vanno matti. Attenzione, però, perché le nuove tecnologie possono essere dannose per gli occhi. Un dubbio che assilla i genitori da quando sono stati lanciati sul mercato i famosi occhialini 3D.

Mettere alla prova gli occhietti non è mai saggio, ma questo vale per qualsiasi situazione, come passare ore davanti al pc o davanti al pc, ma usati correttamente e sporadicamente possono invece essere un gioco divertente e utile. Cosa vuol dire usarli in modo corretto? Vuol dire utilizzare degli occhialini monouso, per evitare il contagio da eventuali infezioni, come le congiuntiviti. E perché possono diventare utili? Perché possono fungere da strumenti di diagnosi. Lo spiega meglio è Matteo Piovella, presidente della Società oftalmologica italiana (Soi), intervistato da LaStampa:

Abbiamo dimostrato, con un parere tecnico, che far vedere a un bimbo un film 3D è anche un test per capire se c’è qualcosa che non va. Se il piccolo inforca gli occhialini e non riesce a vedere in 3D è un segnale che possono esserci dei disturbi oculari. Nelle mamme si accende un campanello d’allarme che le spinge a far visitare i figli.

La visione del cartone può funzionare come test della stereopsi, che è un esame obbligatorio. In questo modo il bambino non si accorgerà neppure di star facendo una visita medica e sarà molto più rilassato. L’intervento di questo medico è importante perché c fa riflettere sul valore della tecnologia, spesso additata come male del mondo. In realtà, dipende sempre dal tipo di fruizione che se ne fa. Ricordiamo che il 3D è sconsigliato a bimbi con meno di 3 anni, ma i genitori non dovrebbero neanche porsi il problema di portare il piccolo al cinema.

Serve solo buonsenso. Sono d’accordo sul fatto che si debba prestare attenzione ai più piccoli e seguirli nel loro approccio alle tecnologie in generale. Ma occorre sgombrare il campo da eventuali inesattezze. In Italia, fra le altre cose, abbiamo le mamme più attente d’Europa.

Photo Credit | ThinkStock