Incontinenza urinaria dopo il parto, ecco cosa fare

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Quando una donna decide di diventare mamma, il tutto si trasforma in un percorso straordinario, caratterizzato da profondi cambiamenti emotivi e fisici che modificano radicalmente le abitudini quotidiane.

Nonostante la preparazione si concentri solitamente su aspetti come l’allattamento o la cura del neonato, esiste una problematica diffusa ma spesso taciuta per imbarazzo: l’incontinenza urinaria post-parto.

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Le cause dell’incontinenza urinaria dopo il parto

Le perdite urinarie da sforzo colpiscono circa una donna su tre nei primi tre mesi successivi al parto, rappresentando la forma più comune di questo disturbo. Non bisogna quindi assolutamente vergognarsi di questo problema, perché con il parto naturale, ma non solo, è assolutamente normale ritrovarsi ad affrontarlo.

Le cause principali risiedono nel carico esercitato dall’utero sul pavimento pelvico durante la gestazione, a cui si aggiungono le pressioni e le microlesioni muscolari tipiche del parto. Tra i fattori di rischio si annoverano le perdite già evidenti in gravidanza, l’aumento eccessivo di peso, l’obesità, il fumo e la stipsi. È importante sfatare il mito secondo cui il parto cesareo elimini il rischio, poiché le problematiche possono insorgere già durante i mesi gestazionali. Sebbene l’incontinenza urinaria indichi un indebolimento del comparto anteriore, non implica necessariamente la necessità di un futuro intervento chirurgico per prolasso, ma funge da fondamentale campanello d’allarme. Non bisogna agitarsi più del dovuto, ma è opportuno iniziare a seguire un determinato percorso che riesca a far ritornare il tutto come prima.

Come comportarsi con l’incontinenza urinaria dopo il parto?

Per contrastare il problema, la diagnosi precoce è essenziale e i medici dovrebbero indagare attivamente la questione già durante le visite di controllo. La prevenzione si basa principalmente sull’allenamento dei muscoli pelvici prima del parto, un’attività che favorisce un recupero più rapido, supportata da stili di vita sani e strategie posturali corrette volte a ridurre il carico.

Se le perdite non si risolvono spontaneamente nelle prime settimane, è fondamentale consultare il ginecologo. Il percorso terapeutico iniziale è di tipo conservativo e si affida alla chinesiterapia pelvi-perineale per la riattivazione muscolare. A questa si affiancano tecnologie avanzate come la radiofrequenza con acido ialuronico, l’elettrostimolazione vaginale tramite impulsi elettrici e il trattamento laser, che mostra un’altissima efficacia in poche sedute. I benefici della fisioterapia si manifestano rapidamente; tuttavia, poiché le neo-mamme faticano a conciliare le sedute con la cura del neonato, l’introduzione di servizi di telemedicina e monitoraggio da remoto si sta rivelando una soluzione ottimale per garantire la continuità delle cure direttamente da casa.

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