Quando arriva l’estate e le temperature salgono, è normale guardare il termometro con un po’ di apprensione. Proteggere i più piccoli dalla canicola non significa solo applicare la crema solare, ma capire come funziona il loro organismo.
Nei primi anni di vita, il sistema di termoregolazione è ancora immaturo: i bambini hanno una superficie corporea ampia rispetto al peso, quindi assorbono il calore esterno molto più rapidamente degli adulti. Inoltre, la loro capacità di sudare è limitata e non sempre riescono a comunicare la sete o il disagio. Questo li rende particolarmente vulnerabili alle giornate torride.

Come riconoscere un colpo di calore nei bambini
A volte, misurando la temperatura in estate, si nota un lieve rialzo. È importante distinguere un normale adattamento da un’emergenza. La risposta fisiologica al clima caldo è la cosiddetta “febbre da caldo”: la pelle si surriscalda e il termometro può segnare circa 38°C. Se il bambino è vispo, gioca e mangia, la situazione è benigna; basta portarlo in un luogo ventilato e offrirgli liquidi per far rientrare i valori. Al contrario, il colpo di calore è un’ipertermia grave in cui i meccanismi di compenso falliscono: la temperatura sale bruscamente oltre i 39-40°C e le condizioni generali peggiorano rapidamente.
I segnali d’allarme da monitorare si dividono in quattro categorie. Innanzitutto, le alterazioni cutanee: la pelle diventa caldissima e del tutto secca, segno che l’organismo ha esaurito i liquidi e non suda più. Sul fronte gastrointestinale compaiono forte nausea e vomito, che accelerano pericolosamente la disidratazione. A livello neurologico, il surriscaldamento si manifesta con pianto inconsolabile, mal di testa, vertigini e una profonda letargia o apatia. Infine, si possono notare battito accelerato, respiro affannoso e, nei casi più gravi, svenimenti.
Come comportarsi con un colpo di calore nei bambini
In presenza di questi sintomi, il tempismo è vitale. Capito che il piccolo sia stato colpito da un colpo di calore, ecco che risulta essere necessario spostarlo subito in un ambiente fresco, spogliarlo e rimuovere il pannolino. Il corpo va raffreddato gradualmente con spugnature tiepide su fronte, nuca, ascelle e inguine; è vietato usare acqua ghiacciata, che bloccherebbe il calore all’interno restringendo i vasi sanguigni.
Se il bambino è cosciente, si possono offrire piccoli sorsi d’acqua. Se i sintomi non migliorano entro venti minuti, è fondamentale chiamare i soccorsi. Come sempre accade però è chiaramente la prevenzione a fare la differenza. Quando insomma la temperatura esterna inizia ad essere davvero torrida, è bene evitare di esporre il bambino nelle ore più calde, ma soprattutto idratarlo in continuazione.





